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Sentenza

Sentenza n. 2589/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa adozione di misure cautelari del decreto di rigetto n 992 del 11/07/2025 dell’istanza di visto per lavoro autonomo cod. Prat. 20250029298 del 29.04.2025 RIF.to n 777064572025, emesso dall’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese, notificato al ricorrente l’11/09/2025, nonché di ogni altro atto presupposto, preparatorio, connesso o consequenziale.

Giustizia amministrativa202515040

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto dell'Ambasciata d'Italia nella Repubblica Popolare Cinese di rigetto dell'istanza di visto per lavoro autonomo

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto dell'Ambasciata d'Italia nella Repubblica Popolare Cinese che aveva rigettato la sua istanza di visto per lavoro autonomo, chiedendone l'annullamento previa adozione di misure cautelari. Nel corso del giudizio è emerso che non era stata depositata una valida procura alle liti. La questione è stata rilevata dall'Amministrazione resistente, che ha chiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la controparte non ha replicato.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancato deposito di una valida procura alle liti. Richiamando la sentenza dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato 2 ottobre 2025, n. 11, il Collegio ha affermato che il giudizio instaurato da un difensore privo di jus postulandi conferito nelle forme di legge non è validamente instaurato e il ricorso è pertanto inammissibile. La causa è stata definita in rito, senza esame della legittimità del diniego del visto. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.

    La sentenza è stata pronunciata in esito alla camera di consiglio, previa audizione delle parti, secondo il rito decisorio previsto dalla norma.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità

    La norma è richiamata quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata

    Le disposizioni sono richiamate, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

  • sentenza Adunanza Plenaria Consiglio di Stato 2 ottobre 2025, n. 11

    un giudizio radicato da parte di un legale cui lo jus postulandi non è stato conferito nelle forme di legge non è validamente instaurato ed il relativo ricorso è, pertanto, inammissibile

    Il difetto di conferimento dello jus postulandi nelle forme di legge impedisce la valida instaurazione del giudizio e determina l'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il mancato conferimento dello jus postulandi nelle forme previste dalla legge impedisce la valida instaurazione del giudizio amministrativo e determina l'inammissibilità del ricorso.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per difetto di valida procura alle liti, il giudice non esamina i vizi dedotti contro il provvedimento amministrativo impugnato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrere

Testo integrale

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