Cassazione Penale, Ordinanza n. 14042/2026 del 17/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che aveva confermato la condanna di primo grado per tentato furto pluriaggravato. Con il primo motivo ha dedotto la mancanza della condizione di procedibilità, sostenendo che la querela fosse stata presentata da un soggetto non legittimato, in quanto direttore dell'esercizio commerciale e non proprietario. Con il secondo motivo ha denunciato violazione di legge per il mancato riconoscimento della desistenza volontaria e del recesso attivo, affermando che la cessazione dell'azione criminosa dovesse essere qualificata in senso favorevole all'imputato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla querela, perché il direttore del supermercato era titolare di una posizione di detenzione qualificata del bene, sufficiente a radicare la qualità di persona offesa e quindi la legittimazione a proporre querela. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla desistenza e sul recesso attivo, osservando che la decisione di non proseguire l'azione criminosa era stata determinata dall'intervento del vigilante e non da una scelta volontaria dell'agente; per le stesse ragioni mancava anche il requisito della volontarietà necessario per il recesso attivo. Conseguentemente, oltre alla declaratoria di inammissibilità, è stata disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 56 c.p.
La desistenza volontaria e il recesso attivo presuppongono una scelta volontaria dell'agente di interrompere o impedire l'evento; se la cessazione dell'azione è indotta dall'intervento di terzi, il beneficio non è applicabile.
art. 624 c.p.
Nel delitto di furto la persona offesa, ai fini della querela, può essere individuata anche nel soggetto che detiene qualificatamente la cosa, non solo nel proprietario o nel titolare di un diritto reale o personale di godimento.
art. 625 c.p.
Le aggravanti del furto erano contestate come pluriaggravate, ma la decisione non entra nel dettaglio delle singole circostanze, limitandosi a confermare la qualificazione giuridica già operata nei gradi di merito.
art. 129 c.p.p.
Non emerge un proscioglimento nel merito, poiché il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi.
Massime di principio
- Ai fini della legittimazione a proporre querela per furto non è necessario essere proprietari del bene, essendo sufficiente anche una posizione di detenzione qualificata o di fatto che ricada nell'ambito del bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice.
- Nel reato tentato, la desistenza volontaria e il recesso attivo non sono configurabili quando l'interruzione della condotta o l'impedimento dell'evento derivano dall'intervento di terzi e non da una autonoma e spontanea scelta dell'agente.
- La volontarietà richiesta dalle cause speciali di non punibilità del tentativo deve essere accertata in concreto: se la prova evidenzia che l'agente ha cessato l'azione solo perché contrastato, il beneficio non può essere riconosciuto.
- Quando i motivi di ricorso si risolvono nella riproposizione di censure già disattese con motivazione congrua e conforme a principi consolidati, la Corte può dichiarare l'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza.
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