Cassazione Penale, Sentenza n. 10384/2023 del 13/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato in gran parte il sequestro preventivo per il profitto del reato di dichiarazione infedele (art. 4 d.lgs. 74/2000), chiedendo l'annullamento per: nullità genetica del decreto di sequestro per mancata trasmissione degli allegati della consulenza; errore e manifesta illogicità nella quantificazione del profitto (contestazione del metodo della consulenza tecnica e del moltiplicatore applicato ai massimi tariffari); mancata individuazione e aggancio dei beni nei quali si sarebbe incorporato il profitto (problema dell'aggredibilità diretta vs sequestro per equivalente); duplicazione del vincolo patrimoniale per una somma di €1.115.220,00 già sequestrata in altro procedimento; carenza della motivazione sul periculum in mora e disproportion della misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto aspecifico il primo motivo (mancata prova dell'assenza degli allegati) e, per gli altri motivi, ha delimitato il sindacato di legittimità ai soli profili di violazione di legge, escludendo la possibilità di rinnovare in questa sede valutazioni di merito e di prova tecnico-scientifica. Il Collegio ha ritenuto congrua la motivazione del tribunale del riesame circa l'esistenza del fumus commissi delicti e la sussistenza del periculum in mora (anche alla luce degli elementi induttivi, delle risultanze della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate e delle modalità di detenzione del denaro). Ha confermato la legittimità della quantificazione, purché ridotta rispetto alla consulenza originale (il tribunale aveva già escluso il moltiplicatore del 300% e rideterminato l'ammontare in €2.987.702,03). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 4 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Norma incriminatrice della dichiarazione infedele; rilevante quale fondamento del sequestro del profitto del reato, ossia della misura cautelare reale mirata alla confisca per equivalente
art. 321 c.p.p.
Prevede il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato; utilizzato come norma di riferimento per valutare fumus e periculum in mora ai fini dell'anticipazione cautelare
art. 324 c.p.p.
Disciplina il riesame del decreto di sequestro; il tribunale del riesame ha esercitato tale funzione riducendo l'ammontare del sequestro
art. 325 c.p.p.
Limiti del sindacato di legittimità in Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali (consentito il controllo per violazioni di legge)
art. 606 c.p.p.
Individua i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha richiamato la necessità di specificità dei motivi e l'inammissibilità delle deduzioni meramente valutative o generiche
art. 273 c.p.p.
Riferimento ai gradi di gravità indiziaria: la Corte ha ricordato che per il fumus richiesto in sede cautelare non è necessario raggiungere il livello dei gravi indizi di colpevolezza previsti da questo articolo
art. 12-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Norma citata nell'ambito delle questioni relative alla confisca per equivalente; utilizzata dalla difesa per contestare i presupposti dell'azione ablativa, richiamata dalla Corte nell'esame delle censure
Sentenza Sez. Unite n. 36959 del 24/06/2021 ("Ellade")
Richiamata per i criteri di motivazione sul periculum in mora nei sequestri preventivi finalizzati alla confisca: l'obbligo motivazionale è soddisfatto se il provvedimento espone le ragioni per cui il bene potrebbe essere modificato, disperso o alienato nelle more del giudizio; la Corte ha ritenuto che il tribunale del riesame ha adeguatamente motivato in base a tali parametri
DM 55/2014 (tariffe professionali)
Utilizzato come parametro di riferimento per la quantificazione degli onorari professionali in assenza di accordi specifici; il tribunale ha ritenuto applicabile il riferimento ai massimi tabellari ma ha escluso l'artificioso moltiplicatore del 300%
art. 2233 cod. civ.
Rilevato come principio che l'onerosità della prestazione professionale è rilevante e che il professionista deve dimostrare l'eventuale mancata percezione dei compensi, inquadrando le presunzioni rilevanti per la fase cautelare
Massime di principio
- Il sindacato di legittimità in Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è limitato a questioni di violazione di legge: non è il luogo per rinnovare valutazioni di merito o tecnico-scientifiche sulla quantificazione del profitto
- Per disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto (art. 321 c.p.p.) è richiesto il fumus commissi delicti con elementi concreti e persuasivi, ma non il grado di gravità indiziaria necessario per la sentenza di condanna
- Gli accertamenti induttivi dell'Amministrazione finanziaria e le risultanze investigative (es. Guardia di Finanza) possono costituire elementi sufficienti per il fumus, salvo profili di palese illogicità o violazione di legge nella loro applicazione
- La determinazione economica del profitto del reato e la valutazione della consulenza tecnica appartengono, di norma, al merito e non sono sindacabili in sede di cassazione del provvedimento cautelare, salvo profili di nullità o violazione normativa evidente
- La sussistenza del periculum in mora può essere dedotta anche da elementi concreti di rischio di dispersione (es. detenzione ingente di contanti in modalità occultativa); la motivazione sul periculum deve spiegare perché il bene potrebbe essere modificato, disperso o alienato nelle more del giudizio
- La presenza di un vincolo o sequestro in altro procedimento non determina automaticamente lo scomputo dal sequestro disposto in un diverso procedimento: occorre valutare natura, titolarità e destinazione del vincolo e dimostrare che si tratti dello stesso profitto rilevante per la medesima finalità ablativa
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