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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45616/2023 del 13/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Zampiccoli impugnava la sentenza di appello che lo aveva riconosciuto responsabile del delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione, sostenendo che la bancarotta era stata "riparata": a fronte della distrazione di euro 16.500 egli aveva infatti estinto prima della dichiarazione di fallimento un debito della fallita (euro 31.279,39) con proprie risorse, aveva rinunciato alla surroga/azione di regresso e aveva stipulato una transazione con la curatela; pertanto la sottrazione non avrebbe arrecato un pregiudizio ai creditori e mancava l'elemento materiale del reato. Denunciava errore dei giudici di merito che avevano dato rilievo al suo ruolo di garante e avevano ritenuto non reintegrato il patrimonio sociale.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio alla Corte di appello di Bolzano. I giudici di legittimità hanno ritenuto che la Corte territoriale abbia errato nel non valutare adeguatamente la possibile configurazione della bancarotta riparata: non era stato debitamente considerato che il pagamento effettuato dall'imputato prima della dichiarazione di fallimento poteva integrare una reintegrazione del patrimonio sociale e che la rinuncia alla surroga e la transazione con la curatela erano fatti decisivi per verificare l'assenza del pregiudizio per i creditori. Pertanto la sentenza di merito è stata annullata con rinvio per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 219, comma 3, legge fallimentare

    La norma (richiamata nella sentenza di merito in punto di attenuante) viene menzionata quale disposizione che può influire sul trattamento sanzionatorio; nella cassazione non viene disposta una particolare interpretazione della norma oltre al fatto che era stata riconosciuta come attenuante di merito.

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. con modifiche dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Norma richiamata a fondamento della presentazione della requisitoria scritta da parte del Sostituto Procuratore generale presso la Corte di cassazione; rilevanza procedurale per ammissione e lettura della requisitoria, non incide direttamente sulla valutazione di merito del reato di bancarotta.

Massime di principio

  • La bancarotta "riparata" si configura se, prima della dichiarazione di fallimento, viene effettuata un'attività che reintegra integralmente il patrimonio dell'impresa o elimina la potenzialità del danno ai creditori; non è necessario restituire lo stesso bene sottratto.
  • Non è sufficiente l'affermazione che il soggetto fosse garante per escludere a priori la rilevanza della riparazione: se il garante paga il debito con risorse proprie e con ciò reintegra il patrimonio sociale, la condotta può non integrare il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale.
  • Spetta all'imputato/amministratore che invoca la riparazione provare la corrispondenza tra i versamenti effettuati e gli atti distrattivi precedenti e che tali versamenti hanno avuto funzione integrativa del patrimonio sociale.
  • La rinuncia alla surroga e la transazione con la curatela sono elementi decisivi per valutare l'effettiva eliminazione del pregiudizio per i creditori e devono essere valutati con adeguata motivazione dai giudici di merito.
  • La valutazione sulla sussistenza della bancarotta riparata richiede un esame concreto delle modalità, del momento (prima della dichiarazione di fallimento) e dell'effetto patrimoniale dei pagamenti, non una mera astrazione basata sul ruolo di garante.

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