Sentenza n. 1606/2026 - Venezia, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento del Questore di Venezia recante la sospensione per dieci giorni dell’attività di un bar-ristorante
Esito
Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del Questore di Venezia che disponeva la sospensione, per dieci giorni, dell’attività del bar-ristorante. Dal testo della sentenza non risultano esposti i motivi di illegittimità dedotti con il ricorso, poiché il giudizio è stato definito per una questione processuale sopravvenuta. Il TAR aveva fissato la trattazione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 72-bis c.p.a., esclusivamente per verificare la permanenza dell’interesse alla decisione, avvisando le parti che la mancata manifestazione espressa di interesse avrebbe potuto comportare la declaratoria di improcedibilità.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Dopo aver ricevuto l’avviso della segreteria ex art. 72-bis c.p.a., il ricorrente non ha depositato alcuna dichiarazione di permanenza dell’interesse alla decisione. Il Collegio ha ritenuto che tale comportamento processuale, valutato anche alla luce del tempo trascorso, costituisse un fatto univoco dal quale desumere la sopravvenuta carenza di interesse ai sensi dell’art. 84, comma 4, c.p.a. La causa è stata quindi definita con sentenza semplificata in camera di consiglio, senza esame dei motivi di merito. Le spese e le competenze di giudizio sono state compensate per giusti motivi, anche in considerazione dell’assenza di contrarie deduzioni della parte resistente.
Norme richiamate
art. 72-bis c.p.a.
Il presidente, quando i ricorsi siano suscettibili di immediata definizione, [...] fissa la trattazione alla prima camera di consiglio successiva [...]
La disposizione consente di fissare la causa in camera di consiglio per una definizione immediata e, quando la causa sia definibile in rito, di deciderla con sentenza in forma semplificata.
art. 84, comma 4, c.p.a.
Il giudice può desumere dall’intervento di fatti o atti univoci dopo la proposizione del ricorso ed altresì dal comportamento delle parti argomenti di prova della sopravvenuta carenza d’interesse alla decisione della causa.
La mancata dichiarazione di permanenza dell’interesse, nonostante l’avviso espresso della segreteria e il tempo trascorso, può costituire comportamento processuale univoco dal quale desumere la sopravvenuta carenza di interesse.
art. 35, comma 1, c.p.a.
Costituisce la base processuale per la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 73, comma 3, c.p.a.
È richiamato nell’avviso alle parti in relazione alla possibilità di definire la causa sulla questione processuale della sopravvenuta carenza di interesse.
Massime di principio
- La mancata manifestazione espressa della permanenza dell’interesse alla decisione, dopo una comunicazione del giudice o della segreteria che abbia espressamente prospettato la possibile declaratoria di improcedibilità, può essere valutata unitamente al tempo trascorso come comportamento processuale univoco idoneo a dimostrare la sopravvenuta carenza di interesse ai sensi dell’art. 84, comma 4, c.p.a.
- La sopravvenuta carenza di interesse può essere dichiarata con sentenza in forma semplificata all’esito della camera di consiglio fissata ai sensi dell’art. 72-bis c.p.a., senza esame dei motivi di merito.
- Il principio di leale collaborazione processuale impone alla parte ricorrente di fornire una risposta espressa e tempestiva all’avviso con cui il giudice segnala la necessità di verificare la permanenza dell’interesse alla decisione.
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