Cassazione Penale, Sentenza n. 46050/2023 del 15/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che li aveva dichiarati colpevoli di rapina aggravata e sequestro di persona (con esclusione dell'aggravante dell'uso di armi). Le doglianze principali: a) per Liguori e Paone, contestazione della sussistenza del concorso di sequestro di persona per insufficiente determinazione della durata e del rapporto funzionale tra la detenzione e la rapina; deduzioni sulla erronea valutazione delle prove (videosorveglianza, tracciamento GPS, riconoscimenti fotografici) e sulla compatibilità degli orari; b) per Paone specifica censura della valutazione probatoria (in particolare incompatibilità degli orari e incertezza dei riconoscimenti); c) per Smaldone dedotta inutilizzabilità delle dichiarazioni rese all'arresto senza difensore e omessa valutazione delle indagini difensive e dei rapporti pregressi con Liguori; tutti contestano altresì l'operazione di comparazione delle circostanze (equivalenza tra attenuanti e aggravanti) dopo l'esclusione dell'aggravante dell'uso di armi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Smaldone per rinunzia effettuata dall'imputato; ha ritenuto manifestamente infondate le censure di Paone relative alla responsabilità concorrente e alla valutazione probatoria complessiva; ha invece ritenuto fondata la censura comune di Liguori e Paone sulla configurabilità del reato di sequestro di persona, perché la motivazione della Corte territoriale non ha chiarito se i "pochi minuti" di cui ha parlato la persona offesa ricomprendessero la fase esecutiva della rapina o si fossero protratti per un lasso temporale apprezzabile acquisendo autonoma rilevanza. Per tale motivo la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al capo relativo all'art. 605 c.p. (sequestro di persona) con rinvio alla Corte d'Appello di Napoli per nuovo giudizio su quel punto. Ha dichiarato inammissibili nel resto i ricorsi e ha reso irrevocabile l'affermazione di responsabilità per il reato di rapina. Ha inoltre confermato che la valutazione di bilanciamento tra attenuanti e aggravanti mantenuta dal giudice di merito non ha violato il divieto di reformatio in pejus. Infine, ha condannato il ricorrente Smaldone al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 1.000.
Norme richiamate
art. 605 cod. pen.
Regola il reato di sequestro di persona; la Corte ha richiamato il principio secondo cui il sequestro costituisce ipotesi aggravata della rapina solo se la privazione della libertà è funzionale e limitata al tempo necessario alla consumazione; se la privazione si prolunga oltre tale tempo assume autonomia concorrente rispetto alla rapina.
art. 628 cod. pen.
Norma sul delitto di rapina richiamata nelle impugnazioni (contestata responsabilità per rapina in concorso).
art. 69 cod. pen.
Richiamato nelle censure connesse alla determinazione delle pene in presenza di più delitti o circostanze; utilizzato nel quadro delle doglianze sul rapporto fra reati e sulla comparazione delle circostanze.
art. 133 cod. pen.
Disciplina il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto legittima la valutazione del giudice d'appello che, pur escludendo un'aggravante, ha confermato il giudizio di equivalenza motivatamente.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione agli effetti della dichiarazione di rinunzia all'impugnazione (inammissibilità del ricorso di Smaldone e statuizioni conseguenti).
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)
Sez. 2, n. 29445 del 21/05/2003; n. 24837 del 05/05/2009; n. 4986 del 24/11/2011; n. 22096 del 19/05/2015; n. 18913 del 28/04/2022; Sez. 2, n. 33480 del 07/05/2021; Sez. 1, n. 17494 del 18/12/2019; Sez. 4, n. 10448 del 22/12/2009
Vengono richiamati precedenti che delineano i criteri per distinguere quando la privazione della libertà è assorbita nella rapina o quando assume autonoma rilevanza quale sequestro e che precisano i limiti della riforma in pejus in appello.
Massime di principio
- Il sequestro di persona è autonomo rispetto alla rapina quando la privazione della libertà si protrae per un "tempo apprezzabile" oltre quanto necessario per la consumazione del reato o non si configura come mera fase esecutiva funzionale alla rapina; occorre che la motivazione indichi chiaramente la durata e il rapporto funzionale.
- In caso di ambiguità probatoria circa la durata della privazione della libertà il principio del favor rei può indurre a ritenere l'assorbimento del fatto nel reato di rapina o comunque a dubitare della sussistenza autonoma del sequestro.
- La valutazione comparativa fra aggravanti e attenuanti in appello, anche a seguito dell'esclusione di una aggravante, è consentita: il divieto di reformatio in pejus non impedisce al giudice di secondo grado di riconsiderare il bilanciamento purché la decisione sia congruamente motivata.
- La rinunzia all'impugnazione effettuata dall'imputato comporta l'inammissibilità del ricorso e le relative conseguenze processuali previste dall'ordinamento (es. dichiarazione di inammissibilità, statuizioni ex art. 616 c.p.p.).
- Le valutazioni probatorie fondate su più elementi indiziari (tracciamento GPS, immagini di videosorveglianza, conversazioni intercettate, riconoscimenti fotografici) possono essere ritenute idonee a fondare una condanna in concorso, purché la motivazione sufficiente e coerente indichi la compatibilità temporale e materiale degli elementi.
- Se la Corte territoriale omette di chiarire punti decisivi sollevati dalla difesa (es. tempi e modalità della privazione della libertà), la Cassazione può annullare con rinvio per consentire un nuovo esame motivato.
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