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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6960/2022 del 28/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello sostenendo violazione di legge (art. 606, comma 1, lett. b, c.p.p., in relazione all'art. 597, commi 3 e 4, c.p.p.), lamentando che, nonostante la Corte territoriale avesse riqualificato il fatto in senso piu favorevole (da estorsione a truffa 'vessatoria') e avesse dimezzato la sanzione, avrebbe comunque operato un peggioramento nel giudizio di bilanciamento tra circostanze rispetto al primo grado, violando il divieto di reformatio in peius.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità del motivo, ritenendo che il ricorrente non abbia individuato il segmento motivazionale della sentenza impugnata che intendeva censurare. Sul merito ha chiarito che non sussiste violazione del divieto di reformatio in peius quando l'appello comporti una riqualificazione del fatto e una ristrutturazione del computo delle circostanze, purché la pena complessiva irrogata non superi quella del primo grado. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; la decisione è stata motivata in forma semplificata.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b, cod. proc. pen.

    Regola i motivi di ricorso per cassazione; il vizio contestato deve essere specificamente individuato. La Corte ha ritenuto il motivo generico e quindi il ricorso inammissibile.

  • art. 597, commi 3 e 4, cod. proc. pen.

    Disciplina il divieto di reformatio in peius: il giudice d'appello non può infliggere una pena complessiva maggiore rispetto a quella del primo grado. Interpretazione della Corte: il divieto riguarda la pena complessivamente irrogata; non impedisce la ristrutturazione della qualificazione del reato e dei singoli elementi del computo della pena, purché la misura finale non sia aumentata.

  • art. 640, secondo comma, cod. pen.

    Norma richiamata come riferimento alla qualificazione originaria contestata (truffa 'vessatoria'); la Corte ha rilevato che la Corte d'appello ha riaderito a tale originaria imputazione in sede di riforma.

  • art. 62, n. 4, cod. pen.

    Richiamato nella giurisprudenza citata in relazione al riconoscimento di attenuanti generiche: il diverso peso delle circostanze attenuanti/aggravanti può variare in appello in ragione della nuova qualificazione del reato.

Massime di principio

  • Un motivo di ricorso per cassazione deve indicare con precisione il segmento motivazionale della sentenza impugnata che si contesta; la genericità porta all'inammissibilità.
  • Il divieto di reformatio in peius tutela la pena complessiva: il giudice d'appello non può aumentare la pena complessiva rispetto al primo grado, ma può modificare la qualificazione del reato e ricalcolare il bilancio delle circostanze purché la pena finale non superi quella precedente.
  • La derubricazione o la riqualificazione in senso favorevole non esclude la possibilità che il giudice d'appello operi un diverso apprezzamento delle circostanze che, a livello dei singoli elementi, risulti meno favorevole, se la pena complessiva resta non superiore.
  • In caso di ricorso inammissibile, il ricorrente può essere condannato a spese e a una somma in favore della cassa delle ammende; profili di scarsa complessità consentono motivazione semplificata.
  • Per impugnare efficacemente in una situazione analoga: specificare esattamente quale passaggio motivazionale si censura, dimostrare come la pena complessiva sia stata incrementata o come sia stata violata una norma processuale, e corredare il motivo con comparazioni numeriche e riferimenti giurisprudenziali pertinenti.

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