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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20535/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Salerno che aveva rigettato l'appello avverso l'ordinanza del GIP del 10/11/2021, con la quale erano state respinte le richieste di misure cautelari nei confronti degli indagati per i reati contestati: capo 1) corruzione per asservimento di consiglieri comunali; capo 2) turbativa d'asta in concorso con il R.U.P.; capo 5) concorso in tentata estorsione; nonché la posizione di D'Angelo quale corruttore privato e partecipante. Il PM denunciava vizio di motivazione e violazione di legge, in particolare quanto all'estorsione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso in cassazione inammissibile. Ha ritenuto che il Procuratore non avesse un interesse concreto e attuale al ricorso cautelare ai sensi dell'art. 568, comma 4, c.p.p., poiché non era stato prospettato il permanere delle esigenze cautelari né che l'accoglimento del ricorso avrebbe determinato il ripristino di una misura. In precedenza il Tribunale del riesame aveva condiviso il GIP: mancavano gravi indizi di colpevolezza per i capi 1) e 2) (assenza di elementi probatori sull'effettiva accettazione della promessa corruttiva; l'offerta appariva eccessivamente ampia e priva di concretezza) e per il capo 5) era assente il requisito della minaccia (la condotta contestata si limitava a prospettare l'esercizio di un diritto processuale, non idonea a creare timore). Di conseguenza il ricorso è stato respinto per inammissibilità il 23/02/2022.

Norme richiamate

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    In sede cautelare chi propone ricorso deve avere un interesse concreto e attuale, apprezzato con riferimento all'idoneità dell'esito finale ad eliminare la situazione pregiudizievole; il PM non può ricorrere per ottenere una mera riconsiderazione degli indizi se non dimostra l'interesse al mantenimento/modifica/imposizione della misura.

  • art. 314, comma 2, cod. proc. pen.

    La pronuncia definitiva può incidere sul diritto al ristoro per ingiusta detenzione, ma la titolarità sostanziale dell'azione risarcitoria compete allo Stato; il PM non è legittimato sostanzialmente a promuovere l'azione risarcitoria al posto dello Stato.

Massime di principio

  • Il pubblico ministero che impugna in sede cautelare deve dimostrare un interesse concreto e attuale: ossia che l'accoglimento del ricorso provocherebbe l'imposizione, il mantenimento o la modifica di una misura cautelare.
  • La mera deduzione di un vizio di valutazione degli indizi non è sufficiente per la cassazione cautelare se non è connessa a un interesse pratico alla misura (es. persistenza delle esigenze cautelari).
  • Per la corruzione è necessario provare non solo l'offerta o la promessa di denaro, ma anche elementi che attestino l'effettiva accettazione e l'accordo corruttivo; offerte vaghe, 'troppo ampie' o prive di concretezza possono essere ritenute insufficienti a fondare la misura.
  • Per il reato di estorsione occorre la presenza della minaccia o coartazione: la semplice prospettazione dell'esercizio di un diritto (es. impugnare una sentenza) non è in sé minaccia idonea a integrare l'estorsione.
  • Nei procedimenti cautelari la giurisprudenza richiede rigore nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza: il giudice del riesame può condividere il GIP se rileva carenze probatorie significative.
  • La tutela risarcitoria per ingiusta detenzione è questione sostanziale spettante allo Stato; il PM non può usare il ricorso cautelare in cassazione per ottenere una pronuncia definitiva mirata esclusivamente a fondare azioni risarcitorie civili.

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