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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36177/2023 del 30/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in due motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per il diniego dell'applicazione del quinto comma dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990, con la deduzione che la posizione della ricorrente era ancillare rispetto a quella del marito e quindi potenzialmente riconducibile al comma 5; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al rapporto tra la detenzione e la cessione dello stupefacente: la ricorrente contestava che si trattasse della stessa partita di droga e che, pertanto, le condotte dovessero essere considerate unitariamente piuttosto che come fatti distinti (si rilevava che parte era stata ceduta, parte era stata gettata nel WC e parte rinvenuta nell'abitazione).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati entrambi i motivi: sul primo, ha confermato la valutazione dei giudici di merito secondo cui la ricorrente aveva un ruolo attivo e "di importanza vitale" nelle attività illecite svolte in favore del marito (detenuto ai domiciliari), tanto nella cessione di una dose superiore a 2 grammi sia nella detenzione e preparazione di sostanze in casa (con rinvenimento di strumenti e mg 184 di cocaina), giustificando così l'inquadramento ai sensi dell'art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990; sul secondo, ha qualificato la questione come di fatto non sindacabile in sede di legittimità, condividendo la Corte territoriale che le condotte (cessione e detenzione) fossero distinte sotto i profili ontologico, cronologico e psicologico e che pertanto fosse corretta l'applicazione della continuazione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    La Corte ha ritenuto che concorrenti nello spaccio possono essere sanzionati anche per titoli diversi (comma 1 per detenzione e cessione) e che l'eccezione del comma 5 (ruolo ancillare) non si applicava nel caso concreto, viste le prove sulla partecipazione attiva e decisiva della ricorrente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso in Cassazione.

Massime di principio

  • La responsabilità penale in reati collegati agli stupefacenti può essere diseguale tra concorrenti: soggetti diversi possono rispondere per distinte fattispecie (es. comma 1 e comma 5 dell'art. 73) a seconda del ruolo effettivamente svolto, accertato sulla base delle prove.
  • Il beneficio previsto dal quinto comma dell'art. 73 (ruolo ancillare) richiede una valutazione fattuale precisa: non è applicabile se emerge che la persona ha svolto un ruolo attivo e rilevante nelle attività di traffico o preparazione delle dosi.
  • La distinzione tra detenzione e cessione rileva non tanto dall'appartenenza alla stessa partita di stupefacente, quanto dalla separazione delle condotte sul piano ontologico, cronologico e psicologico; se le azioni sono materialmente e temporalmente separate, possono integrare reati distinti e dar luogo a continuazione.
  • Le questioni di fatto (es. valutazione del ruolo dell'imputato, quantità rinvenute, collegamenti probatori tra atti) sono, di regola, non sindacabili in sede di legittimità salvo profili di illogicità o contraddittorietà della motivazione.
  • In procedimenti in Cassazione, le censure devono colpire vizi di diritto o macroscopiche carenze motivazionali: la semplice diversa interpretazione degli elementi di fatto difficilmente è idonea a far accogliere il ricorso.

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