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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14373/2025 del 11/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per i reati di truffa e appropriazione indebita. Il ricorrente deduceva travisamento della prova e vizio di motivazione in relazione alla testimonianza di Liso Sebastiano, sostenendo che da tale testimonianza risultava che il carrello elevatore (matricola FN47942) era stato acquistato da Milano dopo un noleggio e dunque che al momento del fatto Milano ne era proprietario, con conseguente insussistenza della truffa e dell'appropriazione indebita; contestava inoltre la valutazione della testimonianza del luogotenente Penza Pierpaolo, ritenuta di mero secondo mano e contraddittoria.

La decisione

Rigetto del ricorso per infondatezza. La Corte di Cassazione ha ritenuto che la censura fosse in realtà una richiesta di rivalutazione del materiale probatorio (confronto e scelta tra testimonianze contrapposte) e non un vero e proprio 'travisamento della prova' (ossia l'utilizzo di una prova inesistente o la trasposizione di un risultato di prova incontestabilmente diverso da quello reale). Perciò non è ammessa la rinnovazione della valutazione di merito in sede di legittimità. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile nel presente grado. La Corte ha inoltre precisato che il reato non è prescritto: applicando gli artt. 157 e 160 c.p., con riferimento alle interruzioni, e considerando 447 giorni di sospensione (rinvii e sospensione COVID-19), la prescrizione maturerebbe il 29/07/2025.

Norme richiamate

  • art. 157 cod. pen.

    Applicato insieme all'art. 160 c.p. per il calcolo del decorso della prescrizione, tenendo conto degli atti interruttivi; la Corte ha ritenuto che, con le interruzioni e le sospensioni conteggiate, il reato non sia ancora prescritto.

  • art. 160 cod. pen.

    Richiamato per la determinazione dei giorni di sospensione rilevanti ai fini della prescrizione (inclusi i 447 giorni per istanze di rinvio e sospensione COVID-19), contribuendo alla determinazione della data di estinzione del reato (29/07/2025).

  • Sez. 4, n. 4675 del 17/05/2006 (Bartalini)

    Giurisprudenza richiamata per distinguere il vero travisamento della prova (uso di prova inesistente o risultato di prova incontestabilmente diverso) dalla mera diversa valutazione del fatto operata dal giudice di merito.

  • Sez. 5, n. 26455 del 09/06/2022 (Dos Santos)

    Giurisprudenza richiamata per chiarire i limiti della cognizione in sede di legittimità: la Corte di Cassazione non può rileggere o reinterpretare il contenuto delle prove in senso diverso da quello dato dal giudice di merito, salvo il caso di oggettiva e incontrovertibile distorsione del dato probatorio.

Massime di principio

  • La censura per 'travisamento della prova' in Cassazione richiede l'evidenziazione di un uso di prova inesistente o la dimostrazione che il giudice di merito ha trasposto in modo oggettivamente errato e incontrovertibile il contenuto probatorio; non basta proporre una diversa lettura delle testimonianze.
  • Quando il ricorso si riduce a sollecitare una rivalutazione del confronto tra dichiarazioni contraddittorie (valutazione della credibilità), la Corte di Cassazione ritiene la censura inammissibile perché si tratta di questione di merito riservata al giudice di fatto.
  • Per impugnazioni basate su contraddizioni fra testimonianze, è fondamentale dimostrare omissioni o errori logico-giuridici nella motivazione (incoerenza evidente, omissione di elementi decisivi), non semplicemente proporre letture alternative di stralci testimoniali.
  • Nel calcolo della prescrizione devono essere considerati gli atti interruttivi e le sospensioni (anche per richieste di rinvio e misure straordinarie come la sospensione COVID-19); occorre documentare e quantificare correttamente tali periodi per dimostrare l'avvenuta o la mancata estinzione del reato.
  • La soccombenza in Cassazione comporta normalmente condanna alle spese processuali e, se costituita, alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile nel grado impugnato; quindi valutare opportunità di impugnare quando la prospettiva di rinnovazione di merito è limitata.

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