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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4010/2024 del 30/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 14/04/2023 che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere. Il ricorrente contestava la sussistenza della gravità indiziaria su molteplici capi: estorsioni (capi 7, 8, 9, 16, 17, 21, 22, 28), tentato furto (capo 35), delitti in materia di armi (capo 39), importazione e cessione di stupefacenti (capi 53, 54, 55, 56, 59) e il ruolo associativo aggravato (capo 1). Le censure principali sostenevano che le intercettazioni fossero interpretabili in modo non univoco, che mancassero atti di coercizione o partecipazione attiva in molte estorsioni, che talune condotte fossero meri atti preparatori o semplice conoscenza dei fatti, che non vi fossero riscontri per le autoaccuse su armi e che le importazioni di cocaina fossero fondate solo su notizie giornalistiche e conversazioni non probatorie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere reiterativo e generico, volto a proporre una diversa lettura di fatti e intercettazioni già valutati dal Tribunale del riesame. Ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale che, sulla base di intercettazioni chiare e riscontri materiali (sequestri di armi e droga, filmati, servizi di osservazione), aveva delineato il ruolo del ricorrente nel clan Piromalli-Molè: partecipazione a estorsioni (anche come intermediario), custodia di armi, ruolo nell'organizzazione e nell'attività di traffico di stupefacenti. La Corte ha inoltre affermato la piena valenza probatoria delle dichiarazioni autoaccusatorie captate in intercettazione. Conseguentemente il ricorso è stato respinto, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sull'associazione di tipo mafioso. Applicata per inquadrare la partecipazione stabile e funzionale del ricorrente nel clan Piromalli-Molè, valutando indizi sulla base di elementi comportamentali e di ruolo.

  • art. 56 cod. pen.

    Norma sul tentativo e concorso; richiamata congiuntamente all'art. 110 per spiegare come contributi diversi o atipici possano integrare concorso nel reato (es. accompagnare l'autore dell'estorsione o agire come intermediario).

  • art. 110 cod. pen.

    Regola il concorso di persone nel reato. Interpretato per ritenere il ricorrente concorrente nelle estorsioni quando la sua intervento, presenza o mediazione ha contribuito causalmente al risultato intimidatorio.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione. Applicata per valutare la coartazione della volontà delle vittime alla luce delle minacce e della provenienza mafiosa delle stesse.

  • art. 628 cod. pen., comma 3

    Norma sul furto aggravato; citata in relazione ai capi eventualmente connessi ma non centrale nella motivazione di rigetto dell'impugnazione.

  • art. 73 e art. 74 D.P.R. 309/1990

    Norme sul traffico internazionale e sulla detenzione/cessione di stupefacenti. Utilizzate per qualificare importazione e cessione di cocaina e hashish, valutando conversazioni, sequestri e movimenti osservati come indizi gravi.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata dall'avvocato per articolare i motivi del ricorso; menzionata nell'esposizione delle censure ma la Corte ha ritenuto il ricorso reiterativo e di merito.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata rispetto alla qualificazione delle intercettazioni e del materiale probatorio, evocata nelle censure difensive ma non ritenuta idonea a mutare l'esito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in Cassazione; applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e all'ammenda.

Massime di principio

  • La gravità indiziaria per la custodia cautelare può risultare da elementi accumulati: intercettazioni 'inequivoche' combinate con riscontri materiali (sequestri, riprese video, attività di osservazione) sono valutate nel loro complesso e non singolarmente.
  • La presenza fisica o l'attività di mediazione/integrazione svolta da un soggetto può configurare concorso in estorsione anche se non è l'autore principale: l'accompagnare, introdurre o esercitare pressione per conto di terzi è valutata come contributo causale.
  • Le dichiarazioni confessorie captate in intercettazione spontanea possono avere pieno valore probatorio per sostenere la gravità indiziaria, anche in assenza di una denuncia formale da parte di terzi.
  • Atti apparentemente preparatori possono essere ritenuti tentativi punibili se sono idonei e diretti in modo non equivoco alla consumazione del reato, valutando la loro efficacia ex ante nel contesto concreto.
  • Per l'inquadramento in un'associazione mafiosa è necessario un quadro indiziario complessivo, grave e persistente: indicatori come custodia di armi, gestione di traffici illeciti, partecipazione a summit e funzioni di collegamento sono elementi rilevanti.
  • Le censure basate su interpretazioni alternative delle intercettazioni devono articolare rilievi specifici e nuovi; la mera proposta di letture diverse, se già esaminate dal giudice del riesame, è spesso dichiarata inammissibile come reiterativa.

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