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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38567/2025 del 28/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato la sentenza di proscioglimento per "particolare tenuità del fatto" (art. 131-bis c.p.) pronunciata dal Tribunale di Lodi in relazione a otto episodi di insolvenza fraudolenta commessi tra maggio 2021 e gennaio 2022. Il ricorso deduce (i) profili procedurali e di qualificazione della sentenza (contestando la qualificazione della decisione come predibattimentale e sostenendo che l'applicazione di art. 131-bis richieda il consenso o l'assenza di opposizione del P.M.), (ii) l'erronea applicazione dell'istituto per "abitualità" del comportamento in presenza di plurimi episodi della stessa indole (richiamando la giurisprudenza che delimita quando la serialità esclude la tenuità), e (iii) il vizio di motivazione e travisamento del fatto, anche per la scorretta indicazione degli articoli di accusa nella motivazione (richiamo a reati diversi da quelli effettivamente contestati) e l'assenza di una narrazione fattuale idonea a giustificare la non punibilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto infondati i primi due motivi (ha escluso che la sentenza debba qualificarsi come sentenza predibattimentale e ha ritenuto che il Tribunale abbia operato nella fase dibattimentale con acquisizione degli atti e chiusura istruttoria). Ha invece accolto i terzo e quarto motivi: la motivazione del Tribunale è risultata carente e generica, mancando una adeguata esposizione dei fatti e degli elementi concreti che giustificassero l'applicazione dell'art. 131-bis nonostante la reiterazione di condotte della stessa indole; inoltre la sentenza contiene un evidente errore nella indicazione dei reati. Sulla base di ciò la Corte ha annullato il provvedimento impugnato e ha disposto il rinvio degli atti al Tribunale di Lodi in diversa composizione per un nuovo giudizio, con obbligo di fornire una motivazione adeguata in ordine all'abitualità e ai fatti.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto: richiede, tra gli altri presupposti, la non abitualità del comportamento; la Corte ricorda che l'abitualità si realizza quando vi sono almeno tre reati della stessa indole (cioè l'autore ha posto in essere due illeciti analoghi oltre a quello per cui si procede), secondo la giurisprudenza consolidata (Tushaj)

  • art. 469 cod. proc. pen.

    Strumento tipico delle decisioni predibattimentali. La Corte distingue le sentenze predibattimentali ex art. 469 (che richiedono un contraddittorio specifico in camera di consiglio) dalle sentenze pronunciate dopo chiusura dell'istruttoria dibattimentale: nel caso di specie la Corte ha ritenuto che il provvedimento non fosse assoggettabile al modello "predibattimentale"

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Norma sulla sentenza di proscioglimento nel dibattimento. La Corte ha ritenuto applicato correttamente questo articolo trattandosi di decisione resa dopo acquisizione degli atti e chiusura istruttoria

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Disposizione sul travisamento del fatto: la Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza impugnata fosse viziata da travisamento e da carenza motivazionale in relazione alla ricostruzione dei fatti e all'indicazione dei reati

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena e per la valutazione della gravità dell'offesa; richiamato dal Tribunale in termini generici, ma la Corte ha ritenuto insufficiente la sola richiamata astratta valutazione senza elementi fattuali concreti

  • art. 641 cod. pen.

    Norma che disciplina l'insolvenza fraudolenta, ossia il reato effettivamente contestato nel processo; la sentenza impugnata ha erroneamente citato altri articoli, il che ha contribuito a rendere la motivazione inadeguata

  • Ordinanza Sezioni Unite n. 3512 del 28/10/2021 (Lafleur)

    Richiamata per distinguere le sentenze predibattimentali dai provvedimenti pronunciati in udienza pubblica dopo verifica della regolarità delle costituzioni e chiusura dell'istruttoria

  • Sez. U. n. 13681 del 25/02/2016 (Tushaj)

    Ha precisato il criterio della "serialità" utile a configurare l'abitualità: la preclusione scatta quando l'autore abbia posto in essere almeno tre reati della stessa indole (quindi due oltre quello per cui si procede)

  • Sez. U. n. 18891 del 27/01/2022 (Ubaldi)

    Ha indicato che la continuazione non esclude automaticamente l'applicabilità dell'art. 131-bis e che il giudice deve effettuare una valutazione complessiva e motivata tenendo conto di una serie di indicatori (natura e gravità, finalità, modalità, periodo temporale, intensità del dolo, comportamenti successivi)

Massime di principio

  • Per applicare l'art. 131-bis c.p. il giudice deve fornire motivazione concreta sui fatti: non è sufficiente una generica dissertazione astratta sull'istituto; occorre illustrare gli elementi fattuali che giustificano la non punibilità.
  • La "abitualità" si verifica, secondo la giurisprudenza (Tushaj), quando risultano almeno tre reati della stessa indole (il fatto per cui si procede più altri due analoghi): in presenza di plurimi episodi simili il giudice deve valutare attentamente la serialità e motivarne l'assenza o la presenza.
  • La continuazione o l'unificazione per continuazione non esclude automaticamente la particolare tenuità: va compiuta una valutazione complessiva e motivata (criteri indicati da Ubaldi), considerando natura, gravità, finalità, modalità, periodo e conseguenze delle condotte.
  • Proceduralmente, l'applicazione dell'istituto deve risultare da un quadro processuale chiaro: se la decisione è presa dopo la chiusura dell'istruttoria dibattimentale e l'acquisizione degli atti, è possibile pronunciare proscioglimento ex art. 530; viceversa, decisioni "predibattimentali" richiedono il regime dell'art. 469 e un specifico contraddittorio.
  • Errori materiali o incongruenze nella motivazione (es. indicazione di reati diversi da quelli contestati) possono portare all'annullamento della sentenza per vizio di motivazione o travisamento del fatto.
  • Se il P.M. censura la qualificazione di non punibilità per tenuità, il giudice deve rispondere puntualmente alle censure con valutazioni fattuali; l'assenza di una risposta motivata alle eccezioni dell'accusa indebolisce la decisione e facilita l'annullamento in sede di legittimità.

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