Cassazione Penale, Sentenza n. 24260/2022 del 23/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale impugna la sentenza del Tribunale di Pordenone che ha applicato a Stoiculet la pena di 4 mesi di reclusione (con sospensione condizionale) per il reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), deducendo l'illegalità della pena per omissione dell'aumento previsto per il concorso formale/continuazione di reati: secondo il ricorrente la condotta riguardava la resistenza a diversi pubblici ufficiali e pertanto avrebbe dovuto essere applicato l'aumento di pena ex art. 81 c.p.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto preliminarmente ammissibile un motivo che assume l'illegalità della pena per omissione dell'aumento per continuazione, ma nel merito ha giudicato il ricorso infondato: dalla descrizione concreta della condotta emerge che la resistenza è stata posta in essere nei confronti di un solo pubblico ufficiale (M. Iio De Pellegrini), mentre gli altri operatori hanno subito solo ingiurie. Pertanto non sussisteva l'ipotesi di concorso formale/continuazione idonea a giustificare l'aumento della pena e la sentenza di patteggiamento con la pena concordata è stata confermata.
Norme richiamate
art. 337 cod. pen.
Il reato di resistenza richiede una condotta diretta a costringere il pubblico ufficiale a compiere o omettere atti d'ufficio; comportamenti meramente ingiuriosi o minacciosi senza finalizzazione a incidere sull'attività d'ufficio non integrano il reato.
art. 81 cod. pen.
L'aumento di pena per concorso formale/continuazione deve essere applicato quando le singole condotte criminose costituiscono un fenomeno unitario; l'omessa applicazione può integrare illegalità della pena se dalle condotte risulta la continuazione, ma l'aumento non è dovuto quando la condotta concreta non riguarda più delitti omogenei o più soggetti offesi.
art. 448, comma 1-bis e comma 2-bis cod. proc. pen.
Il ricorso per cassazione avverso la sentenza di patteggiamento è ammissibile nei soli casi espressamente previsti (tra cui l'illegalità della pena); la giurisprudenza consente la censura per omissione dell'aumento per continuazione in quanto questione attinente alla legalità della pena.
Giurisprudenza delle Sezioni Unite (richiamata: Ercolano, Jazouli, Butera, ecc.)
La nozione di "illegalità della pena" è stata estesa dalla giurisprudenza anche alla pena determinata in difetto degli aumenti di legge o sulla base di norme poi dichiarate illegittime; perciò l'omessa applicazione dell'aumento per continuazione può costituire motivo di cassazione.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro una sentenza di patteggiamento è ammissibile per motivi limitati, tra cui l'illegalità della pena; l'omessa applicazione dell'aumento per continuazione può rientrarvi.
- Per valutare l'obbligo di applicare l'aumento per concorso formale/continuazione occorre esaminare la condotta concreta e non solo l'imputazione formale: è necessario che le singole condotte costituiscano un fenomeno unitario o che siano rivolte a più soggetti in modo effettivo.
- Il reato di resistenza a pubblico ufficiale richiede una finalità idonea a influire sull'attività d'ufficio; insulti o minacce generiche, privi di tale finalizzazione, non configurano il reato ai sensi dell'art. 337 c.p.
- La mera indicazione nella contestazione di più pubblici ufficiali coinvolti non basta a fondare l'aumento di pena; il giudice deve accertare se la resistenza sia stata concretamente diretta a più ufficiali.
- Quando si impugna una pena patteggiata, l'attenzione del giudice di legittimità è sulla correttezza della commisurazione e sulla conformità alla legge: errori che incidono sulla legalità della pena sono sindacabili in Cassazione.
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