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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2641/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che, in funzione di giudice del riesame, aveva confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice di pace di Velletri. Il ricorrente, tramite difensore, deduceva un unico motivo: omissione da parte del Tribunale del riesame di un esame sul difetto di querela (rilevante essendo il reato perseguibile a querela di parte) e valutazione apodittica negativa circa la scriminante dello stato di necessità. Inoltre il ricorrente affermava di essere legittimato a proporre ricorso in quanto persona che legittimamente possedeva l'immobile sottoposto a sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse concreto e attuale all'impugnazione. Ha richiamato il principio secondo cui la legittimazione all'impugnazione del sequestro preventivo richiede un interesse concreto coincidente con la possibilità di ottenere la restituzione del bene (cioè una posizione giuridica tutelata). Il Tribunale del riesame aveva accertato che il ricorrente occupava abusivamente l'immobile e quindi non era titolare di una posizione giuridica protetta; perciò mancava l'interesse necessario all'impugnazione. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento in favore della Cassa delle ammende della somma di euro tremila per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Indica chi è astrattamente legittimato a proporre ricorso per cassazione (tra cui la persona cui sono state sequestrate le cose); la Corte precisa però che l'astratta legittimazione non sostituisce la verifica dell'interesse concreto all'impugnazione

  • art. 322 e art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norme del rito applicabili alla disciplina delle impugnazioni dei sequestri preventivi; il Collegio le richiama per spiegare il quadro normativo relativo alla legittimazione e all'ammissibilità

  • art. 568, comma 4 e art. 591, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Norme generali sulle impugnazioni richiamate per sottolineare che, oltre alle categorie astratte dei legittimati, occorre verificare l'esistenza di un interesse concreto all'impugnazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la possibilità di ammenda in caso di ricorso dichiarato inammissibile; applicata per imporre al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Per impugnare un sequestro preventivo è necessario non solo essere astrattamente legittimato, ma avere un interesse concreto e attuale volto alla restituzione del bene; l'impugnazione senza tale interesse è inammissibile
  • L'interesse concreto richiede una posizione giuridica tutelata (diritto soggettivo assoluto o rapporto di fatto riconosciuto) sulla cosa sequestrata; la mera occupazione abusiva non conferisce tale interesse
  • La verifica preliminare dell'interesse ad impugnare è obbligatoria e può condurre all'inammissibilità senza entrare nel merito delle censure sostanziali
  • La mancata esaminazione di determinati profili (es. querela) può essere rilevante solo se il ricorrente ha interesse concreto all'impugnazione; in assenza di interesse, l'omissione non evita l'inammissibilità
  • Chi propone un ricorso privo di fondamento sull'ammissibilità rischia la condanna alle spese e, quando ricorrono profili di colpa, anche ammende ex art. 616 c.p.p.; conviene valutare preliminarmente la legittimazione sostanziale prima di impugnare

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