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Cassazione Penale, Ordinanza n. 15355/2025 del 17/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado e su concorde richiesta delle parti ex art. 599-bis c.p.p., aveva ridotto la pena ma confermato la condanna per furto pluriaggravato. Il ricorso lamentava, in sostanza, che la pena non fosse stata determinata in misura inferiore. La Corte rileva che il motivo investe la misura della pena concordata nel modulo definitorio prescelto in appello e, quindi, introduce una censura non consentita, salvo il caso di illegalità della pena concordata, non dedotto nel caso concreto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, quando la decisione di appello deriva da concorde richiesta delle parti ex art. 599-bis c.p.p. e la pena è il frutto di un accordo processuale recepito dal giudice, non è consentito in cassazione contestarne unilateralmente la misura per ottenere una diversa quantificazione, salvo il caso di pena illegale. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 4.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    consente alla corte di appello di decidere in camera di consiglio quando le parti chiedono concordemente l'accoglimento, totale o parziale, dei motivi di appello, con rinuncia agli altri motivi; se la nuova determinazione della pena è oggetto di accordo, le parti devono indicare anche la pena concordata.

  • art. 589 c.p.p.

    richiamato come forma procedurale per la richiesta congiunta delle parti nel procedimento ex art. 599-bis c.p.p.

  • art. 599, comma 4, c.p.p.

    richiamato quale istituto analogo, poi abrogato, rispetto al quale la giurisprudenza aveva già escluso la proponibilità in cassazione di censure sulla pena concordata, salvo illegalità.

  • legge 23 giugno 2017, n. 103

    ha introdotto l'art. 599-bis c.p.p.

  • decreto legge 23 maggio 2008, n. 92

    richiamato per l'abrogazione del previgente art. 599, comma 4, c.p.p.

  • legge 24 luglio 2008, n. 125

    legge di conversione del decreto legge richiamato in relazione all'abrogazione del previgente art. 599, comma 4, c.p.p.

Massime di principio

  • Nel procedimento di appello definito con richiesta concorde delle parti ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., la pena concordata e recepita dal giudice integra un accordo processuale non unilateralmente modificabile in sede di legittimità.
  • È inammissibile il ricorso per cassazione che censuri solo la misura della pena concordata nel modulo definitorio prescelto in appello, poiché la parte ha implicitamente rinunciato a contestare quel profilo, salvo che venga dedotta l'illegalità della pena.
  • La tutela in cassazione contro la pena concordata resta aperta soltanto quando la sanzione sia illegale; non è invece consentito chiedere una nuova valutazione di merito sulla sua maggiore o minore congruità.
  • L'accordo ex art. 599-bis c.p.p. produce un vincolo processuale che limita l'oggetto delle future impugnazioni ai soli profili non coperti dall'intesa o ai vizi di legittimità non incompatibili con la volontà negoziale delle parti.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale

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