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Sentenza

Sentenza n. 802/2026 - Latina, Sezione 1

per l'annullamento del decreto del 04.07.2019, che aveva respinto la domanda del ricorrente di concessione della cittadinanza italiana;

Giustizia amministrativa201900768

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di diniego della cittadinanza italiana per residenza, fondato sull'insufficienza dei dati reddituali risultanti dalla banca dati dell'Agenzia delle Entrate

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, che aveva presentato nel 2015 domanda di cittadinanza italiana per residenza, ha impugnato il decreto del 4 luglio 2019, notificato il 18 settembre 2019, deducendo di vivere in Italia da oltre quindici anni, di avere sempre lavorato con regolari contratti e di aver percepito redditi congrui e coerenti con una effettiva capacità contributiva. Ha inoltre rappresentato che, solo dopo il diniego, il datore di lavoro aveva provveduto a regolarizzare presso l'Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi, mediante il rilascio dei CUD relativi agli anni 2016, 2017 e 2018. La censura sostanziale mirava quindi a far valere i dati reddituali rettificati successivamente come prova dell'illegittimità originaria del diniego.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso. Il provvedimento era stato adottato sulla base dei dati disponibili nella banca dati dell'Agenzia delle Entrate al momento della decisione e l'Amministrazione aveva ragione di dubitare dell'effettivo inserimento economico del richiedente nel tessuto nazionale, poiché le rettifiche e i CUD erano intervenuti soltanto dopo la conclusione del procedimento e dopo l'adozione del decreto impugnato. In applicazione del principio tempus regit actum, la legittimità dell'atto deve essere valutata con riferimento alla disciplina e alla situazione fattuale esistenti al momento della sua adozione; dati sopravvenuti non possono rendere retroattivamente illegittimo il diniego. Il ricorrente avrebbe potuto presentare una nuova domanda di cittadinanza o sollecitare l'autotutela amministrativa, ma non pretendere l'annullamento del decreto sulla base di elementi successivi. Il ricorrente è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La causa è stata trattata secondo le forme dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato previste per il giudizio amministrativo.

  • art. 17, comma 7, lettera a), n. 6), d.l. 80/2021

    Richiamato quale fondamento della disciplina processuale applicata all'udienza.

Massime di principio

  • In applicazione del principio tempus regit actum, la legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e di diritto conosciuta e rilevante al momento della sua adozione.
  • La regolarizzazione o rettifica di dati reddituali intervenuta dopo la conclusione del procedimento e l'adozione del provvedimento non rende retroattivamente illegittimo il precedente diniego fondato sui dati ufficialmente disponibili in quel momento.
  • Gli elementi sopravvenuti idonei a modificare la posizione sostanziale dell'interessato possono essere fatti valere mediante una nuova domanda o attraverso una richiesta di autotutela, ma non consentono di dimostrare ex post l'illegittimità originaria dell'atto impugnato.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaMotivazione del provvedimentoAutotutela
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiEfficacia ed esecutorietàAutotutela decisoria

Testo integrale

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