Sentenza n. 780/2026 - Salerno, Sezione 2
per l’annullamento Per quanto riguarda il ricorso introduttivo: dell’ordinanza di demolizione n. 111 del 26 giugno 2025; Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati il 12 gennaio 2026: della Relazione di sopralluogo prot, n. 11961 del 7 maggio 2025; della Nota prot. n. 15984/2025; dei verbali del 20 marzo, 24 marzo, 25 marzo e del 3 aprile del 2025; dei criteri di misurazione, non indicati nella relazione e non conosciuti; di tutti gli altri atti presupposti, connessi, collegati e conseguenziali.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza comunale di demolizione relativa a opere realizzate in difformità presso un opificio industriale, nonché gli atti presupposti impugnati con motivi aggiunti
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato l'ordinanza di demolizione deducendo l'assenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001. Ha sostenuto che le opere erano assistite dai permessi di costruire n. 12/2022 e n. 3/2024 e che l'ordinanza non li richiamava. Secondo la ricorrente, le difformità contestate non integravano una variazione essenziale né un abuso sanzionabile con la demolizione: la variazione della superficie del capannone sarebbe stata minima e in diminuzione; le strutture destinate agli impianti tecnici, le cabine elettriche e le pannellature antincendio sarebbero state volumi tecnici privi di autonomia funzionale; l'aggetto della copertura non avrebbe comportato incremento di superficie utile o volume; i container destinati a servizi, deposito e guardiania sarebbero stati provvisori e non stabilmente ancorati al suolo; le differenze nelle distanze dal confine sarebbero derivate da adattamenti in corso d'opera connessi alla realizzazione delle opere di urbanizzazione. Con motivi aggiunti la ricorrente ha impugnato la relazione di sopralluogo, una nota comunale, i verbali dei sopralluoghi e gli atti presupposti, contestando anche i criteri di misurazione, asseritamente non indicati e non conosciuti. Il Comune ha eccepito l'improcedibilità, rilevando la presentazione, dopo l'ordinanza, di un'istanza di permesso di costruire in sanatoria.
La decisione
Il TAR ha dichiarato improcedibili il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti per sopravvenuto difetto d'interesse, senza esaminare nel merito le censure relative alla legittimità dell'ordinanza di demolizione e degli atti presupposti. Dopo la notifica dell'ordinanza, la ricorrente aveva presentato un'istanza di permesso di costruire in sanatoria per gli interventi realizzati in difformità; nelle more del giudizio, il Comune aveva rilasciato il permesso di costruire in sanatoria n. 10 del 16 aprile 2026. Secondo il Collegio, il rilascio del titolo in sanatoria aveva fatto venir meno qualsiasi interesse alla decisione sulle impugnazioni. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
La ricorrente ne contestava l'applicabilità quale base della sanzione demolitoria; il giudice non ha esaminato la questione nel merito, avendo dichiarato improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto d'interesse.
Massime di principio
- La sopravvenuta adozione di un permesso di costruire in sanatoria relativo alle opere oggetto di un'ordinanza di demolizione può determinare il venir meno dell'interesse alla decisione sull'impugnazione dell'ordinanza e degli atti presupposti, con conseguente improcedibilità del ricorso.
- Quando il rilascio del titolo in sanatoria rende non più utile una pronuncia sull'illegittimità dell'ordinanza di demolizione, il giudice deve dichiarare il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto d'interesse, senza esaminare nel merito le censure dedotte.
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