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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36001/2022 del 23/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tutti i ricorrenti impugnano la sentenza di appello che aveva confermato le condanne per falso ideologico in atto pubblico (capì A, B, C, E, G) relative all'iscrizione nei bilanci consuntivi 2010-2012 di un residuo attivo di €1.500.000 vantato contro la partecipata MPAT s.r.l. (per carenza del contratto necessario a costituire il credito). Bettoni è inoltre imputato per abuso d'ufficio (capo K) per aver inviato missive riconoscitive del debito a favore di FIS Factoring s.r.l., che hanno permesso l'ingiunzione di pagamento. Le difese hanno censurato vizi di motivazione, contestato la prova del dolo (soprattutto per i revisori e il segretario comunale), richiamato la ripartizione di competenze tra responsabili di procedimento, ragioneria e revisori e invocato l'applicazione delle modifiche normative (art. 323 c.p. dopo legge n.120/2020).

La decisione

La Corte di Cassazione ha in parte accolto i ricorsi: ha annullato con rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Bettoni Luca Denis limitatamente al reato di abuso d'ufficio (capo K) e nei confronti di Galli Andrea e Valli Alessandro (per profili relativi al dolo nei reati di falso), disponendo nuovo giudizio per quelle posizioni. Per il resto i ricorsi sono stati rigettati: confermate le condanne per i falsi ideologici a carico, in particolare, di Montalto e Franchi; i ricorrenti Montalto e Franchi sono condannati al pagamento delle spese e alla rifusione di €5.000 alla parte civile. In sintesi: parziale annullamento e rinvio su alcuni capi e imputati, conferma delle condanne sugli altri profili.

Norme richiamate

  • art. 323 c.p. (abuso d'ufficio) e legge n.120/2020

    La modifica legislativa ha ristretto la fattispecie ad ipotesi di violazione di regole di condotta "specifiche" dettate da norme di legge o atti aventi forza di legge; pertanto l'abuso per violazione di norme generali/astratte o di norme che lasciano margini di discrezionalità può non integrare più il reato.

  • art. 50 e art. 107 d.lgs. n.267/2000 (TUEL)

    Indicano le attribuzioni del sindaco e i limiti dell'attività politica rispetto a quella amministrativa; la Corte ha ritenuto che il sindaco non possa assumere atti che impegnino l'ente verso l'esterno, riservando competenze specifiche ad altri organi.

  • art. 179 d.lgs. n.267/2000

    Attribuisce al responsabile del procedimento obblighi di trasmissione di indicazioni veritiere e verificate al servizio finanziario; la Corte ha valorizzato il ruolo del responsabile nel fornire dati sui residui.

  • art. 153 d.lgs. n.267/2000

    Attribuisce al responsabile del servizio finanziario il dovere di verificare la veridicità delle poste; la Corte ha interpretato la norma come integrativa e sinergica rispetto agli obblighi del responsabile del procedimento.

  • art. 239 d.lgs. n.267/2000 (revisori dei conti)

    Precisa le funzioni di vigilanza dell'organo di revisione da svolgersi anche con tecniche motivate di campionamento; la Cassazione ha ricordato che questo esclude l'obbligo di verifica puntuale di ogni singola voce e rende più rigorosa la prova del dolo per i revisori.

  • art. 179/228/189 d.lgs. n.267/2000 (richiami sulla procedura di riaccertamento residui)

    Norme che inquadrano il procedimento di riaccertamento dei residui attivi e la partecipazione di più figure (responsabile procedimento, ragioneria, revisori): la Corte ha ricostruito l'iter come composito e non escludente responsabilità concorrenti.

  • art. 479 c.p. / art. 476 c.p. (riferimenti al falso e aggravanti)

    Richiamati nella discussione sul falso ideologico: il dolo generico è richiesto per il reato di falso in atto pubblico; l'eventuale aggravante e la pena devono essere correttamente valutate in sede di bilanciamento con le attenuanti.

  • Principi giurisprudenziali sulla nozione di falso inoffensivo

    La Cassazione ribadisce che un falso è non inoffensivo se incide sulla verità di fatti rilevanti e sulla funzione probatoria dell'atto anche se l'ente ha vincolato la somma; la neutralizzazione contabile non esclude l'idoneità a ingannare terzi.

Massime di principio

  • La mera ripartizione formale delle competenze tra responsabile del procedimento, ragioneria e revisori non esclude responsabilità penale: se un atto o una comunicazione proveniente dall'ufficio di un responsabile è idonea a determinare l'appostazione in bilancio, essa può essere attribuita all'autore sostanziale anche se materialmente sottoscritta da un dipendente.
  • I revisori dei conti svolgono controlli anche con tecniche di campionamento; una sollecitazione a incassare residui riportata nella relazione non prova di per sé la consapevolezza dell'insussistenza del credito né il dolo necessario per il reato di falso ideologico.
  • Dopo la riforma dell'art. 323 c.p. (legge n.120/2020) per configurare l'abuso d'ufficio è necessario violare regole di condotta specifiche e tassative: atti adottati in violazione di norme generali o in presenza di margini discrezionali sono meno facilmente riconducibili alla fattispecie penale.
  • Lettere o missive che contengono un riconoscimento del debito possono avere efficacia vincolante (interrompono la prescrizione e producono effetti probatori); pertanto chi ha responsabilità istituzionali deve evitare dichiarazioni che possano essere interpretate come ricognizione riconoscitiva senza adeguati poteri formali.
  • Il falso in bilancio di un ente pubblico non è automaticamente "innocuo" se la somma è stata vincolata: ciò che conta è l'idoneità della rappresentazione a compromettere la funzione probatoria e informativa del rendiconto verso terzi.
  • Per sostenere una condanna penale per falso o abuso è necessario un convincente apparato indiziario sul dolo; l'assenza di prove esterne e un ragionamento induttivo generico possono indurre alla declaratoria di annullamento o rinvio su singoli capi.

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