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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8217/2022 del 09/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi erano diretti contro la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria del 13/06/2019. Foti impugnava la rideterminazione della pena per il reato di trasferimento fraudolento di valori (oggi art. 512-bis c.p.), contestando il riconoscimento della recidiva e la commisurazione della pena (mancata adeguata motivazione e inesistenza di dati sul valore del patrimonio eluso). Marino impugnava la conferma della "confisca allargata" (art. 240-bis c.p., ex art. 12-sexies d.l. 306/1992) disposta nonostante l'assoluzione dall'estorsione: i difensori lamentavano inadempimento del dictum di cassazione (sentenza rescindente) circa l'analisi storico-patrimoniale, la mancata individuazione del momento di entrata in patrimonialità dei beni, la limitazione temporale arbitraria della perizia al periodo 2006-2008, l'omessa valutazione della consulenza di parte e l'erronea applicazione dei criteri di "sproporzione" e di "ragionevolezza temporale".

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso di Foti Carmelo Vito inammissibile e lo ha condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Quanto a Marino Tindaro, la Cassazione ha ritenuto il suo ricorso fondato e ha annullato con rinvio la parte della sentenza impugnata relativa alla confisca "allargata". Il motivo dell'annullamento è la carenza di un rigoroso accertamento patrimoniale: la Corte di appello non ha applicato compiutamente i criteri imposti dalla sentenza rescindente e dalla giurisprudenza di legittimità (in particolare mancata verifica, per ciascun bene, della sproporzione al momento dell'acquisto e inesatta delimitazione temporale secondo il criterio di "ragionevolezza temporale"), né ha adeguatamente considerato le prove e la consulenza di parte. La confisca è quindi rimandata ad altra sezione della Corte di Appello di Reggio Calabria per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen. (ex art. 12-quinquies, d.l. n. 306/1992)

    Norma che oggi punisce il trasferimento fraudolento di valori; nel caso ha costituito il fatto residuo per la determinazione della pena a carico di Foti; la Corte ha ritenuto legittimo il giudizio di merito sulla commisurazione della pena e sul riconoscimento della recidiva.

  • art. 240-bis cod. pen. (ex art. 12-sexies, d.l. n. 306/1992)

    "Nei casi di condanna [...] è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito..."

    Regola la confisca "in casi particolari" (cd. confisca allargata): applicabile al condannato per reati-spia (anche nel caso di condanna definitiva per concorso esterno). La Corte ha richiamato che l'istituto si basa su una presunzione relativa di accumulo illecito e richiede la verifica della sproporzione per ciascun acquisto e il rispetto della "ragionevolezza temporale".

  • art. 416-bis cod. pen. e art. 416-bis, comma 7 (confisca obbligatoria)

    Richiamata per distinguere la confisca obbligatoria prevista dalla fattispecie associativa (nexo specifico e strumentale fra bene e illecito) dalla confisca allargata; nel processo la Corte di cassazione ha escluso l'applicabilità dell'art. 416-bis, comma 7, limitando l'ablazione all'art. 240-bis.

  • art. 99 cod. pen. (recidiva)

    Richiamato in relazione al riconoscimento della recidiva semplice a carico di Foti; la Cassazione ha ritenuto che sulla questione non fosse più consentito il riesame nel giudizio di rinvio e che la motivazione della Corte di appello fosse adeguata.

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    Invocato da Foti con riferimento alla eccessiva distanza dalla soglia minima edittale; la Corte ha ritenuto la determinazione della pena dentro il potere discrezionale del giudice e adeguatamente motivata.

  • Giurisprudenza: Sezioni Unite n. 27421/2021 (Crostella)

    Richiamata per i caratteri sistematici della confisca allargata: natura presuntiva, requisito della sproporzione al momento dell'acquisto, onere del condannato di giustificare la provenienza, e il criterio della "ragionevolezza temporale" nella delimitazione dell'ambito confiscabile.

  • Giurisprudenza: Sezioni Unite Montella, n. 920/2003

    Richiamata sull'obbligo di comparare il valore dei singoli acquisti col reddito dichiarato al momento di ciascun acquisto e sulla necessità di prova positiva della liceità della provenienza dei beni.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 33/2018

    Richiamata in relazione al principio di "ragionevolezza temporale": la confisca allargata deve essere circoscritta temporalmente in modo da non rendere irragionevole la presunzione di derivazione illecita dei beni.

Massime di principio

  • La confisca "allargata" ex art. 240-bis c.p. è fondata su una presunzione relativa: il giudice può colpire beni anche non direttamente pertinenti al reato-spia, ma deve valutare la sproporzione per ciascun acquisto e la ragionevolezza temporale della ablazione.
  • Per valutare la sproporzione è necessario comparare il valore del bene con il reddito o proventi dell'attività economica al momento del singolo acquisto; non è sufficiente un mero confronto globale tra patrimonio e redditi.
  • Il condannato ha l'onere di fornire una giustificazione positiva e credibile della legittima provenienza dei beni; la semplice esclusione che il bene non derivi dal reato già accertato non è sufficiente.
  • Il criterio della "ragionevolezza temporale" impone al giudice di delimitare l'arco temporale della confisca in relazione alla gravità e alla continuità del comportamento criminoso: beni troppo distanti nel tempo dal reato-spia possono non essere confiscabili.
  • Il giudice di merito deve compiere un accertamento rigoroso e motivato, valutando anche consulenze di parte e ricostruzioni storico-patrimoniali estese, sotto pena di annullamento e rinvio per nuovo esame.
  • La confisca ai sensi dell'art. 416-bis (confisca obbligatoria) richiede invece la prova di un nesso specifico e strutturale tra bene/impresa e l'attività mafiosa; se questa prova manca, rilevano i parametri dell'art. 240-bis.

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