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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28244/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Campobasso che aveva rigettato la domanda di riparazione per errore giudiziario e ingiusta detenzione. Il ricorrente contestava la non riconoscibilità dell'indennizzo per 22 giorni di custodia cautelare e 383 giorni di affidamento in prova al servizio sociale, sostenendo la violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizio di motivazione circa l'operatività della causa ostativa.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato infondato. La Corte ha ritenuto sussistente una causa ostativa al risarcimento: oltre alla condotta reticente e poco collaborativa del ricorrente, sono stati ritenuti rilevanti gli elementi probatori a suo carico, in particolare le pressioni esercitate sulla persona offesa (Pagliara Cristina) e gli esiti positivi della perquisizione domiciliare (trovati tre telefoni collegati alle estorsioni), che hanno costituito riscontri sostanziali alle accuse e giustificato l'adozione della custodia cautelare. Inoltre la Corte ha confermato che il periodo di affidamento in prova al servizio sociale non è indennizzabile ai sensi dell'art. 314 c.p.p., essendo misura alternativa che non comporta privazione della libertà personale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al rimborso delle spese del Ministero resistente, liquidate in €1000,00.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    L'art. 314 è stato interpretato come limitativo dell'indennizzo alla sola custodia cautelare (privazione della libertà personale); non comprende le misure alternative come l'affidamento in prova al servizio sociale, che pertanto non danno diritto all'indennizzo.

  • art. 5 Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)

    Richiamato in motivazione per sostenere che la tutela comunitaria del diritto alla libertà è riferita alla privazione della libertà personale e dunque coerente con la limitazione prevista dall'art. 314 c.p.p.

  • Sez. 4, n. 35705 del 20/06/2018 (Pallitta)

    Giurisprudenza della Corte di Cassazione che afferma che la pena o la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale non è indennizzabile come ingiusta detenzione, poiché non comporta privazione della libertà personale.

  • Sez. 3, n. 55787 del 14/11/2017 (Floro)

    Conferma il principio secondo cui i periodi in cui l'imputato è sottoposto a misure coercitive diverse dalla custodia detentiva non rientrano nelle conseguenze afflittive indennizzabili.

  • Sez. 3, n. 43550 del 08/07/2016 (Balkoci) - orientamento citato e superato

    Orientamento precedente richiamato dal ricorrente ma ritenuto superato: la Corte ha ritenuto prevalente la giurisprudenza successiva che esclude l'indennizzabilità dell'affidamento in prova.

  • Sent. n. 39766 del 23/05/2019

    Ribadisce il principio che l'art. 314 c.p.p. circoscrive l'equo indennizzo alla custodia cautelare e che tale limite è coerente con le fonti sovranazionali (art. 5 CEDU).

Massime di principio

  • La riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. è limitata alla privazione della libertà personale derivante dalla custodia cautelare: le misure alternative (es. affidamento in prova al servizio sociale) non sono indennizzabili.
  • La sussistenza di una 'causa ostativa' può essere fondata sia sulla condotta collaborativa del detenuto (reticenza, mancata collaborazione) sia su elementi di riscontro probatorio concreti (perquisizioni positive, riscontri sulle dichiarazioni della persona offesa) che giustificano l'adozione della misura cautelare.
  • Le risultanze investigative che forniscono riscontri sostanziali alle accuse (perquisizioni, oggetti riconducibili al reato, dichiarazioni coerenti della persona offesa) riducono la probabilità di successo di una domanda di indennizzo per ingiusta detenzione.
  • L'orientamento giurisprudenziale consolidato prevale su pronunce precedenti contrastanti: è importante verificare la giurisprudenza più recente in materia di indennizzo per ingiusta detenzione.
  • In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e al rimborso delle spese sostenute dalla controparte; va valutato il rischio economico prima di proporre ricorso.

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