Cassazione Penale, Sentenza n. 16492/2023 del 18/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per detenzione illegale di armi comuni da sparo (due pistole con matricola abrasa, una pistola mitragliatrice, un revolver tipo velodog), munizioni e due giubbotti antiproiettile, rinvenuti occultati in un deposito cui l'indagato aveva accesso. Al momento della perquisizione l'indagato era stato trovato con un mazzo di chiavi riferite al deposito e aveva spontaneamente dichiarato la proprietà delle armi. Il difensore ha contestato: (1) la utilizzabilità e la spontaneità delle dichiarazioni rese dall'indagato; (2) la mancanza dell'elemento soggettivo dei reati; (3) l'assenza di prova del possesso/detenzione delle armi (le chiavi erano nel furgone aziendale); (4) la carenza dei requisiti di concretezza e attualità del pericolo di reiterazione; (5) la sproporzione e inadeguatezza della misura della custodia in carcere.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La corte ha ritenuto manifestamente infondati e/o generici i motivi di ricorso. Ha confermato la utilizzabilità e la spontaneità delle dichiarazioni dell'indagato in assenza di elementi concreti che ne dimostrassero la provocazione. Ha valorizzato le dichiarazioni autoaccusatorie dell'indagato e il fatto oggettivo che era in possesso delle chiavi del deposito in cui le armi erano occultate e che vi si recava per lavoro, per ritenere provata la detenzione delle armi. Ha inoltre ritenuto sussistenti le esigenze cautelari per il pericolo di reiterazione, alla luce del numero e della pericolosità delle armi, della presenza di munizioni e giubbotti antiproiettile e dell'assenza di spiegazioni plausibili da parte dell'indagato, con fondato sospetto di collegamenti con ambienti criminali organizzati. La corte ha dichiarato la misura cautelare adeguata e proporzionata e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, ordinando alla cancelleria gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Richiamata come riferimento formale per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione (esecuzione della sentenza e adempimenti procedurali successivi). Non è stata oggetto di valutazione di merito sulla misura cautelare stessa
Massime di principio
- Le dichiarazioni spontanee dell'indagato, attestate dalla polizia giudiziaria come tali, sono utilizzabili salvo che il ricorrente indichi elementi concreti che giustifichino il dubbio sulla loro spontaneità; asserzioni generiche non bastano.
- Il possesso materiale delle chiavi di un locale e l'abitudine a frequentarlo per attività lavorative possono essere considerati elementi probatori rilevanti per ritenere la disponibilità o il possesso di cose ivi occultate.
- Il rinvenimento congiunto di più armi (in particolare clandestine o con matricola abrasa), munizioni e giubbotti antiproiettile è un elemento che, se non adeguatamente giustificato, può legittimamente fondare il giudizio sulla concretezza e attualità del pericolo di reiterazione e su sospetti di collegamenti con circuiti criminali.
- Chi contesta la sussistenza delle esigenze cautelari deve fornire elementi specifici e concreti che confutino i fatti posti a fondamento della misura; argomentazioni generiche o la mera invocazione di condizioni personali positive (assenza di precedenti, lavoro, famiglia) possono risultare insufficienti.
- Nel valutare la proporzionalità della custodia cautelare il giudice confronta la pericolosità degli elementi materiali (numero e 'micidialità' delle armi, munizioni, protezioni balistiche), l'assenza di spiegazioni plausibili e il rischio di collegamenti illeciti; se questi elementi emergono, la custodia può essere ritenuta adeguata.
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