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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22768/2022 del 10/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto che fosse riconosciuta la continuazione tra le varie sentenze di condanna pronunciate nel tempo (sentenze della Corte d'appello di Palermo e del Tribunale di Palermo relative a reati commessi tra il 2005 e il 2011). Il ricorso per cassazione deduce: (i) violazione dell'art. 186 disp. att. cod. proc. pen., perché il giudice dell'esecuzione ha omesso di acquisire le sentenze oggetto della richiesta di continuazione; (ii) vizio di motivazione, poiché il diniego è stato fondato solo sul dato cronologico (l'ampio arco temporale), senza considerare il contenuto delle decisioni già emesse nei processi di cognizione e nonostante che su analogo arco fosse stata riconosciuta la continuazione per altri reati omogenei.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Palermo in diversa composizione. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza fosse viziata perché il giudice dell'esecuzione non aveva acquisito le sentenze condensanti le condanne e aveva motivato il diniego solo con il criterio cronologico: ciò è manifestamente illogico. La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza che sancisce l'obbligo, per il giudice dell'esecuzione, di acquisire le decisioni di condanna e che l'omissione di tale acquisizione integra vizio di motivazione. Il giudice del rinvio è libero nel merito ma dovrà evitare la stessa carenza motivazionale e procedere dopo aver acquisito le sentenze.

Norme richiamate

  • art. 186 disp. att. cod. proc. pen.

    La disposizione assegna all'ufficio l'acquisizione delle sentenze relative alle condanne ai fini della valutazione sulla continuazione; non grava sulla difesa l'onere di produrre tali sentenze. L'omissione di acquisizione può rendere illogica o insufficiente la motivazione del giudice dell'esecuzione.

  • Giurisprudenza della Cassazione (principi richiamati)

    Sez. 1, 29/4/2010, n. 19987, Oussaifi; Sez. 1, 20/6/2017, n. 35125, Guta Dumitri; Sez. 1, 8/1/2021, n. 14822, Dedgjonaj

    È affetto da vizio di motivazione il provvedimento del giudice dell'esecuzione che dichiari la mancanza del nesso di continuazione tra reati senza aver acquisito copia delle decisioni di condanna che ne costituiscono oggetto; tali precedenti impongono l'acquisizione e la valutazione dei contenuti delle sentenze di merito.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve acquisire le sentenze di condanna oggetto della richiesta di continuazione; l'omissione rende viziata la motivazione e può determinare l'annullamento del provvedimento
  • La mera valutazione cronologica (ampio arco temporale) non è di per sé sufficiente a escludere la continuazione: bisogna esaminare il contenuto delle sentenze e gli elementi probatori che possono dimostrare un unico disegno criminoso o una contiguità soggettiva e oggettiva
  • La difesa non è obbligata a produrre le copie delle sentenze quando la norma dispone che siano acquisite d'ufficio; tuttavia è prudente indicare con precisione le decisioni cui si chiede di ricondurre la continuazione
  • Se la Cassazione annulla per vizio procedurale (omessa acquisizione), il giudice del rinvio è libero nel merito ma è vincolato a rimuovere la carenza motivazionale censurata, procedendo all'acquisizione e alla valutazione delle sentenze
  • In situazioni analoghe, presentare documentazione o richieste specifiche che permettano al giudice dell'esecuzione di acquisire facilmente le sentenze riduce il rischio che il provvedimento sia motivato solo su basi formali (es. cronologia)

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