Sentenza n. 1059/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia del Ministero nell’esecuzione della sentenza della Corte d’Appello di Palermo che aveva riconosciuto il diritto alla Carta docente per gli anni di servizio a tempo determinato
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto l’esecuzione della sentenza n. 136/2025 della Corte d’Appello di Palermo, passata in giudicato, con la quale il Ministero era stato condannato a riconoscere e corrispondere il beneficio economico della Carta docente, nella misura di 500 euro per ciascun anno di servizio a tempo determinato dal 2017/2018 al 2020/2021, per complessivi 2.000 euro. Nonostante la notificazione della sentenza con formula esecutiva e il decorso del termine previsto per l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie delle pubbliche amministrazioni, il Ministero era rimasto inerte. L’amministrazione ha giustificato il ritardo richiamando il numero elevato delle richieste derivanti dal contenzioso seriale e la carenza di fondi.
La decisione
Il TAR ha ritenuto sussistenti i presupposti dell’azione di ottemperanza ai sensi dell’art. 114 c.p.a., poiché il giudicato risultava documentalmente comprovato e il termine previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996 era inutilmente decorso. Le ragioni organizzative e finanziarie dedotte dal Ministero non giustificano l’omessa esecuzione del giudicato. Il ricorso è stato accolto e il Ministero è stato ordinato di dare esecuzione al titolo giudiziale, mediante rilascio della carta elettronica e accredito della somma riconosciuta, entro sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza, se anteriore. In caso di ulteriore inerzia, il Capo di Gabinetto del Ministero, con facoltà di delega a un dirigente o funzionario competente, dovrà provvedere quale commissario ad acta entro ulteriori sessanta giorni, previa sollecitazione della parte interessata. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento di 750 euro, oltre accessori, per le spese di giudizio.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
La disposizione consente di ottenere l’esecuzione del giudicato quando sia comprovato il passaggio in giudicato del titolo e sussista l’inadempimento dell’amministrazione; il giudice può ordinare all’amministrazione di provvedere e nominare un commissario ad acta per l’eventuale ulteriore inerzia.
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996
Il decorso del termine previsto per l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie delle pubbliche amministrazioni costituisce, insieme al passaggio in giudicato, presupposto per l’azione di ottemperanza.
Massime di principio
- L’azione di ottemperanza è fondata quando il passaggio in giudicato del titolo giudiziale sia documentalmente comprovato e l’amministrazione non abbia adempiuto entro il termine previsto dalla legge per l’esecuzione delle obbligazioni a suo carico.
- Le difficoltà organizzative derivanti dall’elevato numero di richieste e la carenza di fondi non giustificano l’inerzia dell’amministrazione nell’esecuzione di un giudicato.
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice può assegnare all’amministrazione un termine per adempiere e disporre, per l’ipotesi di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta con poteri sostitutivi.
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