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Sentenza

Sentenza del 22/06/2017 n. 3806 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Accertamento catastale ex art. 1, comma 335, L. 311/2004 - Difetto di motivazione - non sussiste - Presenza di una precedente DOFCA non oggetto di rettifica - Prova contraria del contribuente a mezzo di perizia giurata sulle caratteristiche dell'unità immobiliare oggetto di accertamento - illegittimità dell'avviso di accertamento - sussiste

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento catastale emesso ai sensi dell'art. 1, comma 335, della L. 311/2004, contestando il riclassamento dell'immobile. In particolare, ha sostenuto l'illegittimità dell'atto per difetto di motivazione e, soprattutto, ha dimostrato tramite una perizia giurata che le caratteristiche concrete dell'unità immobiliare erano incompatibili con l'inquadramento catastale derivante dalla revisione massiva. È stata inoltre valorizzata la presenza di una precedente DOFCA, relativa all'immobile, che non era stata oggetto di rettifica da parte dell'Amministrazione.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. L'avviso è stato ritenuto sufficientemente motivato, poiché il riclassamento adottato nell'ambito della procedura prevista dall'art. 1, comma 335, della L. 311/2004 consentiva di comprendere le ragioni dell'intervento amministrativo. Tuttavia, l'atto è stato dichiarato illegittimo nel merito: la precedente DOFCA non contestata e la perizia giurata del contribuente hanno fornito elementi specifici idonei a dimostrare che l'immobile presentava caratteristiche tali da non rientrare nello standard della classificazione massiva. Ne è conseguito l'annullamento dell'accertamento catastale.

Norme richiamate

  • Legge n. 311/2004, art. 1, comma 335

    Procedura di revisione del classamento catastale degli immobili siti in microzone comunali caratterizzate da significativo scostamento tra valori di mercato e valori catastali.

    La norma consente un riclassamento catastale massivo, ma l'Amministrazione deve comunque applicarlo correttamente al singolo immobile. L'atto può essere motivato anche mediante il richiamo alla procedura collettiva, ma resta illegittimo se il contribuente dimostra, con elementi specifici, che le caratteristiche concrete dell'immobile non giustificano il nuovo classamento.

Massime di principio

  • Un avviso di riclassamento emesso nell'ambito di una revisione catastale massiva non è automaticamente illegittimo per carenza di motivazione, purché renda comprensibili la procedura applicata e le ragioni del nuovo classamento.
  • La motivazione formale dell'avviso non esclude che il contribuente possa contestare nel merito l'inquadramento catastale dimostrando le caratteristiche specifiche dell'immobile.
  • Una precedente dichiarazione catastale o DOFCA rimasta incontestata dall'Amministrazione può costituire un elemento rilevante contro un successivo riclassamento, soprattutto se non sono intervenute modifiche sostanziali dell'immobile.
  • Una perizia giurata può fornire prova contraria efficace quando descrive in modo puntuale ubicazione, stato, consistenza, finiture, esposizione, pertinenze e altri elementi capaci di distinguere l'immobile dallo standard medio della microzona.
  • Il riclassamento massivo non può trasformarsi in una presunzione assoluta: l'Amministrazione deve considerare le peculiarità della singola unità immobiliare quando siano specificamente dedotte e provate.
  • In casi analoghi, è opportuno impugnare l'atto sia sotto il profilo della motivazione sia sotto quello della concreta correttezza della categoria e della rendita attribuite, producendo la documentazione catastale precedente e una relazione tecnica dettagliata.

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