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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41832/2025 del 30/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte di appello che ha rigettato l'appello avverso il provvedimento del Tribunale di Messina che aveva respinto l'istanza di applicazione del controllo giudiziario ex art. 34-bis, commi 6 e 7, d.lgs. n. 159/2011. Il ricorrente deduce violazione e errata applicazione della norma, censura motivazione omessa o apparente circa il carattere non occasionale della pretesa infiltrazione mafiosa e contesta la valutazione di non bonificabilità dell'impresa, sostenendo che i fatti e le indagini (anche le note della Prefettura e le comunicazioni antimafia precedenti) dimostrano l'assenza di contatti attuali degli stretti familiari con ambienti mafiosi e la sussistenza di elementi a favore della misura di controllo giudiziario.

La decisione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato il decreto impugnato, disponendo il rinvio per nuovo giudizio limitato alla verifica dell'attualità delle contiguità tra i familiari indicati e gli ambienti criminali mafiosi. La Corte ha ritenuto decisivo accertare se i rapporti familiari e le cointeressenze abbiano carattere attuale e radicato, tale da configurare una infiltrazione non occasionale e non emendabile con il controllo giudiziario; in mancanza di elementi specifici sull'attualità, il decreto del giudice della prevenzione è stato annullato e rimandato per nuovo esame su tali profili.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159/2011, art. 34-bis, commi 6 e 7

    La norma disciplina il controllo giudiziario come misura idonea a 'bonificare' imprese potenzialmente infiltrate; il giudice della prevenzione deve valutare sia la non occasionalità dell'agevolazione mafiosa sia la concreta possibilità di riallineamento dell'impresa. Se l'infiltrazione è ritenuta stabile e non emendabile, il controllo può essere negato.

  • art. 611 c.p.p.

    Richiamato in quanto criterio procedurale per il trattamento del ricorso dalla Corte; indica il regime procedurale applicato alla trattazione del ricorso.

  • Interdittiva antimafia e note prefettizie (atto amministrativo)

    Le risultanze prefettizie e l'interdittiva costituiscono fonti informative valutabili dal giudice della prevenzione; esse possono conferire elementi utili a dimostrare cointeressenze e continuità societaria, ma il giudice deve verificare la attualità e la rilevanza di tali elementi per escludere o meno l'occasionalità dell'infiltrazione.

Massime di principio

  • Il giudice della prevenzione deve distinguere tra infiltrazione 'occasionale' e 'non occasionale'; solo la seconda giustifica il rifiuto del controllo giudiziario per inefficacia rispetto alla bonifica.
  • La valutazione della attualità dei legami familiari con ambienti mafiosi è decisiva: elementi datati o cessati da anni perdono rilievo se non supportati da riscontri recenti.
  • Le risultanze prefettizie e le interdittive amministrative sono fonti rilevanti ma non automatiche; il giudice deve motivare specificamente come tali elementi incidono sulla gestione e autonomia aziendale.
  • La non bonificabilità dell'impresa va motivata con una prognosi negativa circa la possibilità di riallineamento dell'attività a condotte legali e competitive; l'esistenza di condizioni favorevoli al riallineamento può giustificare l'applicazione del controllo giudiziario.
  • I precedenti penali o misure di prevenzione remote nel tempo (es. sorveglianza speciale conclusa) non sono di per sé decisivi se non attestano una contiguità attuale con la criminalità organizzata.
  • In caso di dubbio sulla attualità delle contiguità, la decisione deve essere rimessa a nuovo esame per acquisire elementi probatori specifici e aggiornati prima di escludere la misura di controllo.

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