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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18008/2024 del 07/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Verona che, in sede di convalida dell'arresto in flagranza per il reato di cui agli artt. 110, 56, 624-bis c.p., non aveva convalidato l'arresto ritenendolo ingiustificato: il Tribunale aveva qualificato le condotte come meri atti preparatori (non punibili rispetto al tentativo), rilevando mancanza di prova dell'introduzione nelle abitazioni, assenza di segni di effrazione, incertezza sul possesso di attrezzi da scasso, mancata identificazione dei proprietari e esito negativo delle perquisizioni domiciliari, nonché richiamando i precedenti penali degli indagati. Il PM ha censurato l'errata valutazione del giudice sotto due profili principali: (1) il Tribunale avrebbe richiesto la prova dell'inizio dell'esecuzione sotto forma di vera e propria introduzione in casa, mentre la giurisprudenza non pretende un criterio così stringente e distingue atti preparatori privi di univocità da atti idonei a configurare il tentativo; (2) il giudice della convalida avrebbe erroneamente valutato elementi acquisiti dopo l'arresto, contravvenendo al principio secondo cui la verifica della legittimità dell'arresto facoltativo deve essere effettuata ex ante sulla base delle circostanze note alla polizia giudiziaria al momento dell'intervento, limitandosi a una valutazione di mera ragionevolezza dell'operato della P.g..

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore. Ha ritenuto errati i criteri adottati dal Tribunale di Verona, affermando che il giudice della convalida deve verificare "ex ante" la ragionevolezza della valutazione operata dalla polizia giudiziaria con riferimento alle circostanze note al momento dell'arresto, escludendo l'utilizzo decisivo di informazioni acquisite successivamente. Nel caso concreto la polizia aveva a disposizione una pluralità di elementi indicativi del tentativo (trasferta da altra provincia in gruppo numeroso, ripartizione dei ruoli, perlustrazione del paese, cambio di autovettura, scavalcamento di cancelli/recinzioni di notte, introduzione nelle aree pertinenziali di due abitazioni con attrezzi da scasso, permanenza prolungata nelle pertinenze - 40 e 20 minuti) che giustificavano ragionevolmente l'arresto facoltativo in flagranza. Pertanto la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando che l'arresto è stato legittimamente eseguito, e ha trasmesso gli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verona.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come riferimento alla concorso di persone nel reato commesso; la sentenza origina dall'accertamento in flagranza di reato commesso in concorso.

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla distinzione tra tentativo e attività preparatoria; la Corte richiama la giurisprudenza che distingue atti preparatori privi di univocità dagli atti idonei a costituire l'inizio dell'esecuzione.

  • art. 624-bis cod. pen.

    Norma sostanziale riferita al furto in abitazione (circostanza di reato contestata agli indagati) che giustifica la gravità del fatto valutata dalla polizia giudiziaria al momento dell'arresto.

  • art. 381 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina il controllo, in sede di convalida, dei presupposti formali e delle condizioni di legittimità dell'arresto; la Corte precisa che tale controllo deve essere limitato alla verifica di mera ragionevolezza ex ante dell'operato della polizia giudiziaria.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 3 n. 37861/2014, Sez. 3 n. 15137/2019, Sez. 6 n. 7470/2017 e altri precedenti)

    Sez. 3, n. 37861 del 17/06/2014; Sez. 3, n. 15137 del 15/02/2019; Sez. 6 n. 7470 del 26/01/2017; Sez. 5, n. 10916 del 12/01/2012; ecc.

    Riprendono il principio consolidato che il giudice della convalida valuta ex ante la legittimità dell'arresto sulla base delle informazioni disponibili alla polizia giudiziaria al momento dell'intervento, senza sostituirsi alla discrezionalità della P.g. né rivalutare la gravità degli indizi o le esigenze cautelari.

Massime di principio

  • In sede di convalida di un arresto in flagranza il giudice deve operare una verifica ex ante della ragionevolezza dell'operato della polizia giudiziaria, limitandosi agli elementi conosciuti o conoscibili con ordinaria diligenza al momento dell'intervento; non sono decisivi gli elementi acquisiti successivamente.
  • Per l'arresto facoltativo in flagranza è sufficiente che ricorra almeno uno dei parametri "gravità del fatto" o "pericolosità del soggetto"; il giudice della convalida non è chiamato a riesaminare compiutamente gravità indiziaria o esigenze cautelari riservate al giudice della cognizione.
  • La distinzione tra atti meramente preparatori e inizio di esecuzione (tentativo) va valutata considerando la univocità e la complessiva idoneità degli atti: una pluralità di elementi convergenti (es. trasferimento organizzato, divisione di ruoli, possesso di attrezzi da scasso, scavalcamento di recinzioni, introduzione nelle pertinenze, permanenza prolungata) può configurare ragionevole motivo per ritenere iniziata l'esecuzione del reato.
  • Esiti negativi di accertamenti successivi (perquisizioni, assenza di segni di effrazione) non annullano automaticamente la legittimità dell'arresto se, al momento dell'intervento, sussistevano elementi idonei a giustificarlo.
  • Quando il ricorso mira esclusivamente a verificare la correttezza formale e logica dell'intervento della polizia giudiziaria in una fase ormai esaurita, la Corte può annullare senza rinvio e trasmettere gli atti al PM, senza effetti ulteriori sullo "status libertatis" degli indagati.

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