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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17808/2024 del 07/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale impugna la sentenza di appello limitandosi alle posizioni di Laura Morena Accarino e Francesco Accarino, deducendo violazione dell'art. 452‑quaterdecies c.p. e vizio di motivazione per aver la Corte confuso il dolo specifico (fine di profitto ingiusto) con l'effettivo conseguimento del profitto. Sostiene che il dolo sussisteva indipendentemente dall'effettivo guadagno e che gli imputati avevano consapevolmente perseguito il fine di profitto tramite intermediazioni verso impianti non autorizzati. Mario Accarino propone invece motivo unico di censura relativo alla presunta illogicità della motivazione che lo indicerebbe come dominus della "Diamond S.r.l." e al malgoverno delle prove (intercettazioni), proponendo una lettura alternativa delle stesse.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale e inammissibile il ricorso di Mario Accarino. Quanto al Procuratore generale, la Corte ha ritenuto che le censure siano generiche e non adeguatamente correlate alle argomentazioni della sentenza impugnata (mancanza di specificità e di contrapposizione puntuale alla motivazione di merito). Quanto a Mario Accarino, la Corte ha osservato che la questione sull'interpretazione delle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito e che il ricorrente non ha provato un travisamento della prova; perciò il motivo è inammissibile. Per l'inammissibilità del ricorso di Accarino sono state liquidate le spese e disposto un versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23 comma 8 D.L. 137/2020

    Norma procedurale richiamata per il rito di trattazione del ricorso; indicazione formale sul trattamento del ricorso in Cassazione

  • art. 452‑quaterdecies cod. pen.

    Reato ambientale contestato; richiede dolo specifico (fine di profitto ingiusto). La Corte ricorda che il dolo specifico non coincide necessariamente con l'effettivo conseguimento del profitto, ma nel caso concreto il Procuratore non ha correlato sufficientemente questa doglianza alla motivazione del giudice di merito

  • art. 81, secondo comma e art. 110 cod. pen.

    Concorso di persone e coordinamento fra più fattispecie ascritte; usate per inquadrare la responsabilità plurima degli imputati

  • art. 256, commi 1,2,3 d.lgs. n. 152/2006

    Norme del d.lgs. ambientale richiamate per le specifiche condotte di gestione e traffico di rifiuti contestate

  • art. 616 c.p.p.

    Predisponente la condanna alle spese processuali e la misura della sanzione pecuniaria (Cassa delle ammende) per l'inammissibilità dovuta a colpa del ricorrente

Massime di principio

  • Per la Cassazione i motivi di ricorso devono essere specifici e correlati puntualmente alle ragioni espresse nella decisione impugnata: censure generiche o scollegate rendono il ricorso inammissibile.
  • L'interpretazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito; la Cassazione può sindacare tale valutazione solo in presenza di travisamento della prova o di manifesta illogicità.
  • Il dolo specifico previsto dagli artt. in tema di traffico di rifiuti (es. art. 452‑quaterdecies c.p.) riguarda il fine di profitto ingiusto e non richiede necessariamente la prova che il profitto sia stato effettivamente conseguito; tuttavia, in sede di cassazione il ricorrente deve mettere in relazione questa questione con la motivazione del giudice di merito per essere ammesso.
  • Chi impugna deve criticare e confrontarsi concretamente con le argomentazioni del giudice di merito; la mera enunciazione di una lettura alternativa delle prove senza dimostrare travisamento non è sufficiente.
  • L'inammissibilità del ricorso per colpa del ricorrente può comportare condanna alle spese e pagamento alla Cassa delle ammende.

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