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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48743/2023 del 06/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello contestando l'affermazione di responsabilità per numerosi episodi di spaccio (art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309) e la valutazione probatoria operata dalla Corte di appello. Le censure principali riguardano: 1) la presunta insufficienza e non corroborazione delle dichiarazioni dei presunti acquirenti (assenza di riscontri sull'effettivo incontro, sul dato ponderale e sulla qualità della sostanza), e l'indebita applicazione della nozione di "droga parlata" senza prova dell'incontro; 2) l'eccessiva fiducia attribuita a captazioni e dichiarazioni altrui senza adeguati riscontri; 3) la mancata dimostrazione della custodia della droga nei luoghi indicati; 4) la rilevata incongruità del concordato sulla pena, censurata ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p.; 5) per alcuni capi la riqualificazione ai sensi dell'art. 610 c.p. è stata contestata come carente di motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ritenuto che le censure proposte costituiscono mera, generica reiterazione dei motivi già svolti in appello e puntualmente respinti dalla corte di merito, rispetto ai quali la Cassazione non può riesaminare nel merito la valutazione dei fatti. La Corte ha confermato che la sentenza d'appello ha fornito adeguata motivazione valorizzando un compendio convergente di elementi (dichiarazioni degli acquirenti abituali, captazioni telefoniche, ammissioni dell'imputato in interrogatorio, immagini fotografiche e riprese) a fondamento della responsabilità. Ha inoltre ritenuto infondata la censura sulla congruità del rigetto del concordato. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento, in favore della cassa delle ammende, della somma equitativamente determinata in euro tremila.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73

    Norma penale che punisce il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La Corte di merito ha fondato la condanna sui reati contestati a vario titolo ai capi indicati, ritenendo sufficiente il compendio probatorio costituito da dichiarazioni degli acquirenti, captazioni, ammissioni e riscontri fotografici/filmati

  • codice penale - art. 610

    Norma relativa al reato riqualificato in alcuni capi (atteggiamenti minacciosi). La Corte ha ritenuto che il tenore delle captazioni fosse idoneo a configurare il contenuto minaccioso delle comunicazioni contestate, rispondendo alle deduzioni difensive

  • codice di procedura penale - art. 599-bis

    Norma che disciplina il procedimento del patteggiamento/accordo sulla pena (concordato). La Corte ha ritenuto infondata la censura di incongruità del rigetto del concordato, avendo la corte di merito motivato la scelta e confermato un più grave trattamento sanzionatorio

  • D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. L. 18 dicembre 2020)

    Norma procedurale richiamata per la trattazione scritta del procedimento; sulla base di essa è stata disposta la trattazione scritta e depositate le conclusioni del Procuratore generale

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 42046 del 17/07/2019 (Boutatour)

    Principio secondo cui il ricorso per cassazione è inammissibile se si limita a reiterare motivi già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, senza offrire una critica specifica e argomentata della decisione impugnata

  • Giurisprudenza: Sez. 6, Sent. n. 47204 del 07/10/2015 (Musso)

    Orientamento secondo cui la Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti e le valutazioni probatorie operate dal giudice di merito né sostituire la propria valutazione dei fatti a quella del giudice territoriale

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si limita a riproporre, in termini generici, le stesse censure già formulate in appello e respinte dalla corte di merito; è necessaria una critica specifica e argomentata della motivazione impugnata
  • La Cassazione non può svolgere un nuovo esame di merito sui fatti: le valutazioni probatorie (valore delle dichiarazioni dei compratori, delle captazioni, delle ammissioni, di fotografie e riprese) sono in linea di principio affidate al giudice di merito se motivate in modo coerente
  • In reati di droga, la valutazione complessiva e convergente di elementi come dichiarazioni di acquirenti abituali, captazioni che fissano appuntamenti, ammissioni dell'imputato e riscontri documentali può essere ritenuta sufficiente a fondare la condanna anche in assenza di singoli riscontri tecnici puntuali
  • La cosiddetta "droga parlata" richiede attenzione: le conversazioni che indicano accordi per cessione possono essere valorizzate, ma il loro valore probatorio dipende dalla presenza di elementi corroboranti che confermino l'effettivo incontro o la cessione
  • La contestazione della congruità di un concordato sulla pena trova limite quando la corte di merito dimostra ragioni giustificate per il rigetto e per l'applicazione di un trattamento sanzionatorio più grave
  • Per difendersi efficacemente in situazioni analoghe, è cruciale produrre in appello elementi probatori concreti e specifici (es. documenti, testimonianze dirette, contestazioni puntuali dei contenuti delle captazioni) e non limitarsi a rilievi generici che saranno probabilmente ritenuti inammissibili in cassazione

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