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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44988/2024 del 09/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per la riparazione dell'ingiusta detenzione subita dal 21/05/2014 al 22/02/2017 (complessivi 1013 giorni in custodia cautelare in carcere, oltre 244 giorni di misure diverse). Il ricorrente deduce violazione degli artt. 606 lett. c) ed e) c.p.p. in relazione agli artt. 192, 273, 384, 275 e 314 c.p.p., contestando la valutazione della Corte territoriale che avrebbe illegittimamente valorizzato conversazioni telefoniche (di cui la difesa chiedeva la trascrizione integrale), interpretandole come indizi di partecipazione a traffici di stupefacenti. La difesa sosteneva che molte comunicazioni riguardassero merci lecite (vino, stoffe, generi alimentari), che l'unico episodio rilevante (relativo a Iris Carolina Antunes De Lemos) non sarebbe neppure configurato come tentativo e che non v'è prova di un ruolo dirigente o di concorso con gli altri coimputati; in sostanza il rigetto della domanda di riparazione sarebbe fondato su una ricostruzione storica priva di rilevanza penale e omissiva nella motivazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo manifestamente infondato. Ha confermato che la Corte della riparazione legittimamente ha valorizzato le condotte e i contatti telefonici tra Olumba e soggetti coinvolti nel traffico (in particolare con Ugboaja Amobi Kalu) che indicavano la disponibilità a predisporre un "corriere" disposto a "ingoiare" ovuli di stupefacente; tali fatti, pur non avendo dato luogo a condanna nel giudizio di merito, erano idonei a giustificare l'adozione e il mantenimento della misura cautelare e a escludere la riparazione. La Corte ha richiamato il principio per cui il giudice della riparazione può valutare i fatti diversamente rispetto al giudice di merito (diverse regole probatorie) e che la frequenza o contiguità con soggetti illeciti può integrare comportamento colposo escludente la riparazione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; non è stata liquidata la parcella dell'Avvocatura dello Stato.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. c) ed e))

    Richiamata come mezzo di impugnazione: il ricorso è stato valutato inammissibile perché generico e privo di specifico confronto con il provvedimento impugnato, come richiesto dalla disciplina delle censure di cui all'art. 606.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Interpretato nel senso che il giudice della riparazione può valorizzare fatti non esclusi dal giudice penale e considerarli, ai fini della valutazione sull'ingiusta detenzione, anche con diversa significatività rispetto al giudizio di merito, data la diversa regola di giudizio applicabile nella fase cautelare.

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990 (illeciti in materia di stupefacenti)

    Citato come riferimento alle imputazioni che hanno originato le indagini; i fatti contestati attengono al traffico internazionale di stupefacenti, qualificando il contesto contestuale valutato dal giudice della riparazione.

  • art. 4 L. n. 146/2006

    Norma richiamata tra le fattispecie contestate nel procedimento penale originario; utilizzata per definire l'assetto normativo dei reati in contestazione.

  • art. 192, 273, 275, 384 cod. proc. pen.

    Articoli richiamati nella deduzione di nullità e vizi di motivazione invocati dalla difesa; la Corte ha ritenuto che le censure non fossero previste in modo specifico e non avessero efficacemente confutato il ragionamento del giudice del merito.

  • Sentenza Corte costituzionale n.186/2000

    Richiamata in relazione alla sanzione per ricorso inammissibile: la Corte ha ritenuto che non vi fosse dolo o colpa grave nella proposizione del ricorso, ma ha comunque irrogato la somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende in applicazione del quadro normativo e giurisprudenziale.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione (art. 314 c.p.p.) può valorizzare fatti e condotte anche se nel giudizio di merito non sono stati ritenuti penalmente rilevanti: il diverso standard probatorio tra fase cautelare e giudizio di merito giustifica valutazioni divergenti.
  • La frequentazione o la contiguità con soggetti coinvolti in attività illecite può, di per sé, essere valutata come comportamento colposo idoneo a escludere il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, soprattutto in contesti associativi o di traffico di stupefacenti.
  • Intercettazioni e scambi organizzativi volti a predisporre un "corriere" (anche se il viaggio non si realizza) possono costituire indizio grave ai fini della misura cautelare e della valutazione sulla riparazione.
  • L'assoluzione nel merito non determina automaticamente il diritto alla riparazione: conta anche se, al momento dell'adozione della misura cautelare, esistevano elementi che potevano legittimamente indurre l'autorità a intervenire.
  • Il ricorrente deve motivare specificamente e confrontarsi puntualmente con il provvedimento impugnato: censure generiche o mancato confronto con la motivazione della corte territoriale espongono il ricorso a pronunce di inammissibilità.
  • La proposizione di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile può comportare condanna alle spese e applicazione di una sanzione alla Cassa delle ammende, salvo elementi che dimostrino colpa nella determinazione della causa d'inammissibilità.

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