Cassazione Penale, Sentenza n. 28246/2026 del 24/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (indagato)
La controversia
Il ricorrente aveva chiesto il dissequestro di euro 7.500,00 in contanti rinvenuti nella propria abitazione, custoditi in un contenitore sotto il letto insieme a monili e oggetti preziosi. L’istanza era stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari, e l’opposizione contro tale provvedimento era stata a sua volta respinta. Con il ricorso per cassazione si deducevano violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che il giudice avesse indebitamente invertito l’onere della prova: il ricorrente avrebbe infatti prodotto documentazione idonea a dimostrare redditi e movimenti bancari compatibili con la disponibilità della somma; non sarebbe stato necessario provare che il denaro rinvenuto corrispondesse esattamente a quello transitato sui conti; la mera custodia del contante insieme a gioielli e preziosi non sarebbe stata di per sé indicativa di provenienza illecita, in assenza di prova sulla illiceità di tali beni.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il ricorso e ha annullato l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di La Spezia per un nuovo esame. Ha osservato che il provvedimento non si era confrontato adeguatamente con la documentazione difensiva prodotta, costituita da estratti conto con bonifici e prelievi e da dichiarazione dei redditi attestante un reddito imponibile compatibile con la somma sequestrata. La motivazione impugnata era inoltre contraddittoria, poiché riconosceva l’esistenza di un’attività lavorativa idonea a giustificare il possesso del denaro, e non risultavano elementi specifici di occultamento o di contaminazione illecita del contante con i gioielli rinvenuti. Il giudice del rinvio dovrà riesaminare la questione nel merito, valutando con attenzione le deduzioni difensive e ogni altra circostanza rilevante.
Norme richiamate
art. 648 c.p.
È il reato per cui l’indagato risultava sottoposto a procedimento; il provvedimento di sequestro era collegato a un’indagine per ricettazione di monili, oggetti preziosi e somme di denaro.
art. 444 c.p.p.
È richiamato in relazione alla sentenza irrevocabile di applicazione della pena che aveva definito il procedimento per altri reati di ricettazione, senza provvedere sulla destinazione della somma sequestrata.
art. 623, lett. a) c.p.p.
È richiamato nelle conclusioni del Pubblico ministero che aveva chiesto l’annullamento con rinvio.
art. 324, comma 5, c.p.p.
È indicato nel dispositivo quale norma che individua il giudice competente per il giudizio di rinvio sulla misura reale.
Massime di principio
- In tema di restituzione di beni sequestrati, il giudice non può limitarsi a valorizzare in astratto la modalità di custodia del denaro, ma deve confrontarsi in modo effettivo con la documentazione difensiva idonea a dimostrarne la lecita provenienza.
- La motivazione sul mantenimento del sequestro deve essere coerente e non contraddittoria: non può, da un lato, riconoscere elementi reddituali compatibili con il possesso della somma e, dall’altro, negare la restituzione senza spiegare perché tali elementi non siano sufficienti.
- La mera coesistenza materiale del contante con altri beni preziosi non basta, di per sé, a fondare la provenienza illecita della somma, se non siano indicati specifici elementi di occultamento o di collegamento con beni di accertata illecita provenienza.
- Nel giudizio di riesame o sull’opposizione avverso il rigetto del dissequestro, l’apprezzamento del giudice deve essere compiuto sulla base di tutte le circostanze di fatto utili e delle risultanze documentali offerte dalla difesa, senza indebite inversioni dell’onere probatorio.
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