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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00205/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

CV Immobiliare s.r.l.s. aveva impugnato il diniego di applicazione del controllo giudiziario volontario (art. 34-bis d.lgs. n.159/2011) pronunciato dal Tribunale di Bologna e confermato dalla Corte d'appello, sostenendo che i giudici di merito si erano basati su rapporti parentali e su fatti del passato senza compiere una prognosi sulla possibile bonifica dell'impresa; censurava altresì la motivazione come apparente e congetturale e lamentava l'omesso esame di misure concrete di risanamento pur non essendo l'allegazione di un piano di bonifica condizione di ammissibilità dell'istanza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che i giudici di merito avessero motivato correttamente il diniego, avendo rilevato una solida rete di relazioni parentali e di interessenze societarie con soggetti e imprese già colpite da interdittive antimafia, rapporti economici non occasionali (fatturazioni e cointeressenze) e contatti ripetuti con soggetti legati alla criminalità organizzata. La Corte ha confermato che, sebbene non sia obbligatorio allegare un piano di bonifica, l'assenza di elementi utili a prospettare una reale possibilità di emendabilità e la persistenza di connessioni stabili legittimano il rigetto della richiesta di controllo giudiziario volontario.

Norme richiamate

  • art. 34-bis d.lgs. n. 159/2011

    Regola l'istituto del controllo giudiziario volontario e richiede che il giudice valuti la 'occasionalità' del pericolo di infiltrazione mafiosa con una prognosi sulla possibilità di bonifica; la previsione è stata interpretata come richiedente una valutazione concreta, non meramente statica, della possibilità di riallineamento dell'impresa al circuito economico sano.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato in relazione al diritto ad un provvedimento motivato; la Corte ha ritenuto che la motivazione del diniego fosse adeguata e non meramente apparente.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di motivazione dei provvedimenti in materia di misure di prevenzione; applicato per valutare la completezza e la plausibilità della motivazione del decreto impugnato.

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma sui motivi di ricorso per cassazione (inosservanza ed errata applicazione della legge penale); la Corte ha ritenuto infondati i motivi di illegittimità formulati dal ricorrente.

Massime di principio

  • La sola parentela con soggetti pericolosi, soprattutto se non conviventi, non è automaticamente sufficiente a dimostrare l'infiltrazione mafiosa; diventa rilevante quando è accompagnata da altri elementi che segnalano influenza concreta sulle scelte aziendali (cointeressenze, rapporti economici ripetuti, ruoli gestionali comuni).
  • Il giudice deve compiere una valutazione prognostica sulla 'bonificabilità' dell'impresa: non si tratta di cristallizzare fatti passati, ma di accertare se esistono ragionevoli prospettive che l'azienda possa tornare ad operare in condizioni di totale liceità.
  • Il richiedente non è obbligato a produrre un piano di bonifica per presentare l'istanza, ma l'assenza di elementi concreti che offrano una prospettiva di emendabilità può legittimare il rigetto della domanda.
  • Rapporti economici e societari non marginali, specie se caratterizzati da stabilità e circolarità (fatturazioni, partecipazioni incrociate, amministratori comuni), costituiscono indici apprezzabili dal giudice della prevenzione per valutare il rischio di infiltrazione.
  • La motivazione del diniego deve essere concreta e raccordata a elementi specifici: valutazioni meramente congetturali o probabilistiche sono insufficienti, ma una ricostruzione argomentata delle cointeressenze e dei vincoli relazionali può giustificare la decisione negativa.

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