Cassazione Penale, Sentenza n. 12268/2026 del 31/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di rigetto della richiesta di revisione relativa alla condanna irrevocabile (15/12/2001, irrevocabile dal 9/01/2003) per sequestro di persona a scopo di estorsione con evento morte di Adolfo Cartisano. Il ricorrente deduce vizio di motivazione e violazione del principio "in dubio pro reo" (art. 530, comma 2 c.p.p.), sostenendo che le nuove prove e dichiarazioni rese in sede di revisione (deposizioni di testi come Criaco Giovanni, Panzera, Madaffari, Mancuso; intercettazioni tra Pelle Domenico e Gentile Giovanni; consulenza tecnica Miriello) dimostrerebbero l'estraneità dell'imputato e l'uso del telefono clonato da parte di terzi, con mancanza di riscontri oggettivi e numerose contraddizioni/definizioni di inattendibilità delle dichiarazioni favorevoli al ricorrente.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo che sostanzialmente prospettava un vizio di motivazione, richiamando il principio secondo cui la Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove e che il principio "in dubio pro reo" rileva in sede di legittimità solo se la violazione produce una motivazione manifestamente illogica e decisiva. In tema di revisione, la Corte ha confermato che il giudice deve comparare le nuove prove con quelle che hanno formato il giudicato e motivare perché le prime non incrinano il quadro probatorio. La Corte di appello ha svolto un esame puntuale delle nuove dichiarazioni e della consulenza tecnica, ritenendole di scarsa attendibilità e non decisive, osservando: ritardi temporali nelle rivelazioni, carattere de relato di molte testimonianze, vaghezza cronologica, assenza di riscontri oggettivi, problemi di memoria e legami familiari che possono influenzare le dichiarazioni, nonché valore illustrativo (non dirimente) della consulenza tecnica. Per tali ragioni la Corte ha confermato la persistenza del valore probatorio della sentenza irrevocabile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 530, comma 2, cod. proc. pen.
principio "in dubio pro reo"; formula "al di là di ogni ragionevole dubbio"
Il principio rileva in sede di legittimità solo se la sua violazione si traduce in una motivazione manifestamente illogica e decisiva; la Corte di cassazione non può procedere a un'autonoma rivalutazione delle fonti di prova.
art. 606, comma 1, cod. proc. pen.
lett. b), lett. c), lett. e) (richiamate nel testo)
Limiti all'ammissibilità dei motivi di cassazione: non è consentito utilizare le doglianze previste da una lettera per superare i limiti imposti da un'altra (in particolare non si può trasformare una censura di merito sulla valutazione delle prove in una violazione di regole di diritto); le censure sulla valutazione probatoria sono, in larga parte, precluse se si mascherano da questioni di diritto.
art. 630, lett. c), cod. proc. pen.
In sede di revisione, quando le nuove prove sono speculari o contrarie a quelle del giudicato, il giudice deve compararle e valutare unitariamente la loro capacità di sovvertire il quadro probatorio precedente; il rigetto della revisione richiede specifica motivazione sulle ragioni per cui le nuove prove risultano inidonee ad incrinare la condanna.
Massime di principio
- La Corte di cassazione non riesamina i fatti: contesta la sentenza di merito solo se la motivazione è manifestamente illogica o contraddittoria; non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove.
- In sede di revisione, le "nuove" prove devono essere valutate in comparazione con il quadro probatorio già formato: esse devono essere decisive e non meramente speculari oppure basate su dichiarazioni de relato, tardive o prive di riscontri oggettivi.
- Dichiarazioni rese molti anni dopo, vaghe nella temporalità, di terza mano o influenzate da rapporti familiari/sentimentali hanno scarsa attendibilità e difficilmente possono, da sole, fondare la revisione della condanna.
- Una consulenza tecnica di carattere illustrativo che non fornisce riscontri oggettivi e specifici difficilmente ribalta un giudicato penale; occorrono elementi tecnici chiari e correlati ai fatti rilevanti.
- La contestazione del principio "in dubio pro reo" in sede di legittimità è efficace solo se si dimostra che la motivazione della sentenza è manifestamente illogica e decisiva; non basta richiedere una diversa valutazione delle prove.
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