Cassazione Penale, Sentenza n. 7535/2025 del 25/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione e dell'ingiunzione a demolire, denunciando vizio motivazionale e violazione dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 39 legge n. 724/1994. Hanno sostenuto che le opere erano condonabili poiché congruenti con grafici e documentazione fotografica contenuti in una istanza di condono presentata (secondo loro) prima della perenzione del ricorso al TAR, e hanno contestato l'affermazione del giudice secondo cui l'inottemperanza ingiustificata entro 90 giorni determina l'acquisizione al patrimonio comunale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo le censure troppo generiche: la mera affermazione di congruenza con grafici e foto non prova l'effettiva condonabilità né l'idoneità dell'istanza a impedire l'acquisizione. Il giudice dell'esecuzione aveva motivato che l'immobile era già divenuto di proprietà comunale per effetto dell'inottemperanza all'ordine di demolizione; la pendenza di una pratica di condono non impedisce l'acquisizione ex lege dopo l'inottemperanza nei termini. La Corte ha richiamato precedente giurisprudenza e la sentenza della Corte costituzionale n. 186/2000. Per effetto della declaratoria di inammissibilità, sono state imposte ai ricorrenti le spese processuali e il versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. n. 380/2001
Richiamato dai ricorrenti in relazione alla disciplina del condono edilizio; la Corte osserva che la mera conformità a grafici/foto non dimostra l'accoglimento dell'istanza di condono e non impedisce l'acquisizione comunale per inottemperanza all'ordine di demolizione.
art. 39 legge n. 724/1994
Citato dai ricorrenti come norma rilevante per la posizione processuale, ma la Corte ha ritenuto le relative doglianze generiche e non idonee a determinare l'ammissibilità del ricorso.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata per imporre ai ricorrenti l'onere delle spese e il versamento alla Cassa delle ammende in conseguenza della declaratoria di inammissibilità del ricorso.
Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata nel provvedimento; la Corte di cassazione la cita per delineare i principi utili alla decisione sulla inammissibilità e sulle conseguenze procedurali.
Giurisprudenza: Sez. 3, n. 45704 del 26/10/2011 (Rv. 251320 - 01)
Precedente richiamato per il principio che l'astratta sanabilità dell'opera (o la pendenza di una pratica di condono) non impedisce l'acquisizione al patrimonio comunale quando sia intervenuta l'inottemperanza ingiustificata all'ingiunzione a demolire nel termine di 90 giorni.
Massime di principio
- La mera dichiarazione di "congruenza" tra opere e documentazione di condono non prova di per sé che il condono sarà concesso; servono elementi probatori specifici sull'esito della pratica amministrativa.
- La presentazione o la pendenza di un'istanza di condono non sospende automaticamente gli effetti acquisitivi ex lege derivanti dall'inottemperanza all'ordine di demolizione entro il termine previsto (90 giorni).
- Per contrastare efficacemente un'acquisizione comunale in sede di cassazione occorre contestare in modo puntuale e documentato la ratio decidendi del giudice dell'esecuzione, dimostrando precisamente errori di fatto o di diritto rilevanti e non argomentazioni generiche.
- In cassazione, argomentazioni troppo generiche o prive di specifici riferimenti probatori sono causa frequente di inammissibilità.
- La declaratoria di inammissibilità può comportare l'imposizione delle spese processuali e sanzioni economiche (es. versamento alla Cassa delle ammende) se non sussistono giustificazioni sufficiente per l'apprezzamento favorevole della causa di inammissibilità.
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