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Sentenza

Sentenza del 10/06/2016 n. 11962 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Comune ha impugnato per cassazione la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, che aveva annullato la cartella TARSU relativa agli anni 2004 e 2005 per complessivi Euro 82.659,85. Il motivo riguardava la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, poiché il giudice regionale aveva ritenuto illegittima, per carenza di motivazione, la tariffa TARSU differenziata applicata agli esercizi alberghieri rispetto alle civili abitazioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Comune, ritenendo legittima la differenziazione tariffaria tra utenze domestiche ed esercizi alberghieri, in quanto questi ultimi presentano normalmente una maggiore capacità produttiva di rifiuti. Ha inoltre escluso l'esistenza di uno specifico obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione delle tariffe, trattandosi di un atto amministrativo generale o collettivo. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata senza rinvio e la Corte ha deciso direttamente nel merito, rigettando il ricorso originario della società. Le spese dei gradi di merito sono state compensate, mentre la società è stata condannata a pagare al Comune Euro 7.200,00, oltre accessori, per il giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49, comma 8

    La tariffa è determinata dagli enti locali.

    La norma riconosce agli enti locali il potere di determinare la tariffa per la gestione dei rifiuti, consentendo anche la previsione di tariffe differenziate per fasce di utenza domestiche e non domestiche.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65

    La delibera comunale di determinazione della tariffa TARSU, in quanto atto amministrativo generale o collettivo rivolto a una pluralità indistinta di destinatari, non necessita di una specifica motivazione individuale.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 68, comma 2

    La classificazione delle utenze e la determinazione delle tariffe possono tenere conto della diversa attitudine alla produzione di rifiuti. È quindi legittimo distinguere gli esercizi alberghieri dalle civili abitazioni.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 69, comma 2

    Il rapporto tra tariffe e costi del servizio costituisce un elemento di verifica della legittimità della delibera, da valutare in relazione alle categorie economiche classificate e non mediante un mero confronto isolato tra singole tariffe.

  • Codice di procedura civile, art. 384

    Quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può decidere direttamente la causa nel merito dopo aver cassato la sentenza impugnata.

Massime di principio

  • Un Comune può applicare una tariffa TARSU più elevata agli alberghi rispetto alle civili abitazioni, poiché l'attività alberghiera è normalmente considerata maggiormente produttiva di rifiuti.
  • La differenziazione tariffaria non richiede necessariamente una motivazione analitica riferita ai singoli contribuenti, purché sia contenuta in una delibera generale adottata nell'ambito dei poteri comunali.
  • Il carattere stagionale dell'attività alberghiera non rende automaticamente illegittima la tariffa: può eventualmente giustificare riduzioni specifiche se previste dalla disciplina comunale.
  • Per contestare efficacemente una tariffa differenziata occorre dimostrare, ad esempio, l'assenza di una corretta classificazione, la manifesta sproporzione rispetto alla capacità produttiva di rifiuti o la violazione del rapporto tra tariffe e costi del servizio.
  • La legittimità della procura conferita dal Comune tramite il vicesindaco può essere presunta quando ricorrono i presupposti per l'impedimento del sindaco; chi contesta tale procura deve provare l'assenza di tali presupposti.

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