Cassazione Penale, Sentenza n. 11508/2023 del 20/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso censura principalmente la carenza di riscontri esterni alle dichiarazioni del collaboratore Bloise e la mancata convergenza tra la chiamata in correità di Bloise (che riferisce di un ruolo preparatorio di Lofaro) e le dichiarazioni del collaboratore Bruno (che individua Lofaro in relazione a fasi esecutive successive, principalmente al secondo tentativo di uccidere Giuliano Serpa). Si contesta altresì la valutazione delle esigenze cautelari (passaggio di tempo di 18 anni; nuova vita a Roma del ricorrente) e si richiama l'esistenza di un precedente giudicato cautelare favorevole a Lofaro.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato sul primo motivo (in particolare i motivi avanzati dagli avvocati Rizzo e Mannarino riguardo alla mancata convergenza e alla insufficiente valutazione dei riscontri esterni). Ha qualificato l'utilizzabilità della chiamata de relato alla luce della giurisprudenza di legittimità ma ha rilevato che la convergenza tra le dichiarazioni di Bloise e quelle di Bruno non riguarda lo stesso fatto-reato in modo necessario e individualizzante. Pertanto l'ordinanza del Tribunale del riesame (e l'ordinanza cautelare impugnata) è stata annullata e il procedimento è stato rinviato per nuovo giudizio sul punto.
Norme richiamate
art. 192, comma 3, cod. proc. pen.
La Corte richiama la necessità di riscontri esterni per valorizzare una chiamata in correità; l'art. 192(3) impone che la dichiarazione di chi accusa un terzo sia supportata da riscontri oggettivi per fondare l'addebito.
Sez. U, Sentenza n. 20804 del 29/11/2012 (Aquilina)
Richiamata come criterio giurisprudenziale: la chiamata de relato può concorrere alla prova della responsabilità solo se sono valutate la credibilità soggettiva di ciascun dichiarante e l'attendibilità intrinseca delle dichiarazioni e se sussistono riscontri di convergenza, indipendenza e autonomia genetica fra le chiamate (condizioni a-e elencate dalla giurisprudenza).
Sez. 2, Sentenza n. 18940 del 14/03/2017 (Musacco) e Sez. 2, Sentenza n. 6272 del 19/01/2017 (Corigliano)
Riferimenti giurisprudenziali che indicano come, per reati associativi, l'appartenenza alla stessa consorteria o relazioni qualificate possano costituire riscontro esterno; ma tale principio non è automaticamente trasferibile alla chiamata in correità per un fatto specifico senza ulteriori riscontri.
Massime di principio
- La chiamata in correità de relato è ammissibile ma richiede riscontri esterni specifici e una convergenza che riguardi lo stesso fatto-reato; la mera corrispondenza di persone coinvolte in episodi diversi non basta.
- I criteri indicati dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite (valutazione della credibilità soggettiva, attendibilità intrinseca, convergenza individualizzante, indipendenza e autonomia genetica delle chiamate) devono essere esplicitamente verificati e motivati dal giudice quando si fonda sull'elemento di reato una misura cautelare.
- L'appartenenza o i rapporti qualificati all'interno di una stessa organizzazione possono essere riscontro esterno per accuse associative, ma non necessariamente per la partecipazione a un delitto specifico senza prove temporali e fattuali puntuali.
- Un significativo intervallo temporale tra il fatto contestato e la richiesta della misura cautelare o il cambiamento della vita del indagato (trasferimento, domicilio diverso) non esclude automaticamente la custodia cautelare, ma costituisce un elemento che va valutato in concreto nelle esigenze cautelari e può indebolire la presunzione di adeguatezza del carcere.
- Se la sentenza cautelare fonda la misura principale su un rinforzo incrociato di dichiarazioni, il giudice deve dimostrare con chiarezza che tali dichiarazioni convergono in modo individualizzante sullo stesso episodio e non soltanto su circostanze generiche o su fatti collegati ma diversi.
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