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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19996/2026 del 29/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del sequestro preventivo della somma in contanti di euro 15.000, rinvenuta durante perquisizione del 25 marzo 2025. Il ricorrente denunciava: (1) erronea applicazione dell'art. 240-bis cod. pen. e mancanza di adeguata considerazione della capacita' patrimoniale complessiva e dei risparmi accumulati (censura sulla valutazione della sproporzione tra somme sequestrate e redditi dichiarati); carenza motivazionale in ordine al criterio di ragionevolezza temporale tra il reato contestato (ricettazione del 6 aprile 2022) e il rinvenimento del denaro; (2) assoluta carenza di motivazione sul periculum in mora, con argomentazioni stereotipate (volatilita' del contante, contiguita' a contesto associativo) non supportate da elementi concreti, anzi sussistendo elementi contrari (denaro custodito in cassaforte).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato con rinvio il provvedimento impugnato. Motivazione: violazione di legge per insufficiente motivazione sulla 'ragionevolezza temporale' richiesta per l'applicazione della confisca allargata ex art. 240-bis cod. pen.; il Tribunale del riesame non ha indicato la fascia temporale entro cui la presunzione di accumulo illecito puo' operare né ha valutato adeguatamente le caratteristiche concrete della vicenda e della personalita' dell'indagato. Il motivo relativo al periculum in mora e' stato assorbito. Disposizione: annullamento con rinvio al Tribunale di Venezia per nuovo esame di tutti i presupposti (caratteristiche della vicenda concreta; sproporzione; ragionevolezza temporale; periculum in mora).

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Nei casi di condanna per taluno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale (il cui novero ricomprende anche i delitti aggravati ai sensi dell'art. 416-bis, primo comma), 648, esclusa la fattispecie di cui al quarto comma, cod. pen., … è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica.

    Stabilisce una presunzione relativa di accumulo illecito per i condannati per determinati reati-spia; non richiede nesso causale diretto tra reato e singolo bene ma consente alla parte di fornire giustificazioni. Tuttavia l'operatività della presunzione deve rispettare criteri di ragionevolezza temporale e adeguata motivazione.

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il sequestro preventivo, utilizzata come norma prodromica quando il sequestro è funzionale a successiva confisca allargata; nel caso in esame il Tribunale ha ricondotto il sequestro a tale funzione.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiesta di motivazione minima e coerente per provvedimenti cautelari; la mancanza di adeguata motivazione sulla ragionevolezza temporale integra vizio di legge rilevabile in cassazione.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 33 del 2018

    Precisa che per applicare la confisca allargata non è richiesto nesso di pertinenzialità ma impone che la presunzione di illecito accumulo sia circoscritta da criteri di ragionevolezza temporale per evitare monitoraggio patrimoniale perpetuo.

  • Sezioni Unite Corte di Cassazione, sentenza n. 27421/2021 (Crostella)

    Delinea i caratteri della confisca allargata: la condanna per reati elencati costituisce spia di possibile arricchimento illecito e giustifica la confisca, ma il potere ablatorio deve essere bilanciato da limiti e ragionevolezza, compresa la valutazione temporale dell'acquisizione dei beni.

Massime di principio

  • La confisca 'allargata' ex art. 240-bis opera mediante una presunzione relativa di accumulo illecito per i soggetti condannati per reati-spia, ma la presunzione non esclude l'obbligo del giudice di motivare con riferimento alla situazione concreta.
  • Il giudice deve valutare la sproporzione tra patrimonio (o disponibilità) e reddito dichiarato tenendo conto non solo di un confronto aritmetico, ma della capacità patrimoniale complessiva, di eventuali risparmi accumulati e delle modalità di acquisizione dei beni.
  • Occorre esplicitare e motivare la 'ragionevolezza temporale': la presunzione non può essere estesa senza limiti all'intera vita del soggetto; l'epoca di acquisizione del bene rileva e deve essere valutata in relazione al grado di pericolosità sociale del reato e al quadro fattuale.
  • Sulle misure cautelari reali (sequestro preventivo) il periculum in mora non può essere dedotto con formule stereotipate: il giudice deve indicare elementi concreti che giustifichino il rischio di dispersione o sottrazione del bene (la mera 'volatilità del contante' o la contiguità associativa non bastano).
  • La custodizione del denaro (es. in cassaforte) è un elemento rilevante che deve essere valutato nella determinazione del periculum in mora e della sproporzione; circostanze che contraddicono la tesi di rischio immediato devono essere prese in considerazione dal giudice di merito.
  • La Cassazione annulla quando manca una motivazione minima, coerente e comprensibile sui presupposti di legge: in casi analoghi il giudice di merito dovrà riformulare il provvedimento motivando espressamente su sproporzione, criterio temporale e periculum in mora.

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