Sentenza n. 6488/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lazio n. 17716/2023, che aveva respinto il ricorso contro il diniego di condono edilizio relativo a opere abusive
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’appellante ha impugnato la sentenza del TAR Lazio deducendo tre motivi. Con il primo ha contestato il mancato riconoscimento del perfezionamento del silenzio-assenso sull’istanza di condono, sostenendo che, oltre al decorso del tempo, sussistevano tutti i presupposti per l’accoglimento. Con il secondo ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 134 e 142 del d.lgs. 42/2004, contestando la ricostruzione dell’ubicazione e della destinazione urbanistica dell’area e il regime vincolistico applicabile; in particolare, ha sostenuto la possibilità di ridurre la fascia di rispetto da 150 a 50 metri ai sensi dell’art. 7, comma 15-bis, della l.r. Lazio n. 24/1998. Ha inoltre contestato la qualificazione dell’intervento come realizzazione ex novo di un fabbricato residenziale, riconducibile alla tipologia di abuso n. 1 e quindi non sanabile. Con il terzo motivo ha censurato la condanna alle spese disposta dal TAR, assumendo che l’eventuale accoglimento dei primi due motivi avrebbe comportato la soccombenza di Roma Capitale.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l’appello e confermato la sentenza del TAR. Il primo motivo è stato ritenuto infondato: il più recente orientamento giurisprudenziale esclude l’applicabilità del silenzio-assenso alla materia dei condoni. In ogni caso, la consumazione del potere amministrativo per formazione di un effetto abilitativo presuppone almeno l’astratta configurabilità dell’istanza; tale presupposto mancava, poiché la natura delle opere e la loro collocazione in area vincolata ne impedivano la sanabilità. Anche il secondo motivo è stato respinto. La documentazione acquisita aveva dimostrato l’assenza di vincolo archeologico, ma la permanenza del vincolo relativo ai fossi, con fascia di rispetto di 150 metri ai sensi degli artt. 134 e 142 del d.lgs. 42/2004. L’abuso, realizzato in zona H/H1, consisteva nella costruzione ex novo di un fabbricato destinato ad abitazione e rientrava nella tipologia n. 1 dell’Allegato 1 al d.l. n. 269/2003. In presenza di vincoli paesaggistici e ambientali, l’art. 32, commi 26 e 27, del d.l. n. 269/2003, unitamente alla normativa regionale, consente la sanatoria soltanto per opere di minore rilevanza, riconducibili alle tipologie n. 4, 5 e 6, mentre preclude legalmente il condono per opere delle tipologie n. 1, 2 e 3, tra cui quelle comportanti nuova superficie o nuovo volume. L’appellante si era limitato a riprodurre le difese già svolte in primo grado, senza superare la motivazione del TAR, fondata sulla documentazione istruttoria. Il terzo motivo è stato respinto perché subordinato all’accoglimento dei precedenti motivi, che non ricorreva. Le spese del grado d’appello sono state compensate, considerata l’assenza di difese scritte dell’amministrazione appellata.
Norme richiamate
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione dell’appello nell’udienza straordinaria.
artt. 134 e 142 d.lgs. 42/2004
Il vincolo paesaggistico relativo ai fossi e alla fascia di rispetto di 150 metri incide sulla sanabilità delle opere abusive.
art. 32, commi 26 e 27, d.l. n. 269/2003
Nelle aree soggette a vincoli di tutela ambientale e paesaggistica, la sanatoria è limitata alle opere di minore rilevanza; le opere riconducibili alle tipologie n. 1, 2 e 3 dell’Allegato 1, comprese quelle con nuove superfici o nuovi volumi, sono legalmente precluse al condono quando il vincolo sia anteriore alla realizzazione.
artt. 2 e 3, comma 1, lett. b), l.r. Lazio n. 12/2004
Concorrono a delimitare le opere suscettibili di sanatoria nelle aree vincolate, escludendo gli abusi maggiori e consentendo soltanto interventi di minore rilevanza.
art. 7, comma 15-bis, l.r. Lazio n. 24/1998
La possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 150 a 50 metri non è stata ritenuta concretamente applicabile alla fattispecie, alla luce delle risultanze del PTPR.
Massime di principio
- In materia di condono edilizio, il silenzio-assenso non opera quando la disciplina speciale del condono e la natura dell’intervento escludono in radice la sanabilità dell’abuso.
- La formazione di un effetto abilitativo per decorso del tempo presuppone almeno l’astratta configurabilità dell’istanza; non può formarsi il silenzio-assenso su una domanda relativa a opere legalmente insanabili.
- Nelle aree sottoposte a vincoli paesaggistici o ambientali, il condono previsto dall’art. 32, commi 26 e 27, del d.l. n. 269/2003 è limitato alle opere di minore rilevanza; sono escluse le opere riconducibili alle tipologie n. 1, 2 e 3 dell’Allegato 1, comprese le nuove costruzioni o gli interventi con nuova superficie o nuovo volume, quando il vincolo sia anteriore alla realizzazione dell’abuso.
- L’appello non supera la motivazione della sentenza di primo grado quando si limita a riprodurre le difese già svolte, senza confrontarsi specificamente con la documentazione istruttoria e con le ragioni poste dal primo giudice a fondamento della decisione.
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