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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1375/2023 del 16/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma del 18/10/2021 che lo ha ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere (capo A), bancarotta fraudolenta (capi B, C ed E) e autoriciclaggio (capo F) e ha ridotto le pene rispetto al primo grado. Il ricorso si articola in due atti: (i) del 17/02/2022 con tre motivi: primo, vizio di motivazione sul capo E (distrazione del bene aziendale "Virgilio" mediante locazione alla Sarofab Srl senza corresponsione dei canoni e collegamento agli assegni circolari da €50.000 intestati a "La Taverna del Cavaliere Srl"), sostenendo che la Corte territoriale avrebbe basato la sua decisione su mere illazioni e non avrebbe confutato elementi probatori contrari; secondo, violazione di legge e vizio di motivazione sul capo F (autoriciclaggio), deducendo che l'utilizzo degli assegni non costituiva un'operazione idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita, essendosi l'operazione esaurita nella distrazione; terzo, nullità della sentenza di primo grado ai sensi dell'art.125, comma 3 c.p.p. per presunta condanna su fatto non contestato. (ii) del 25/02/2022 con un motivo relativo alla motivazione in ordine alla dosimetria della pena e alla mancata indicazione, per ciascun reato in continuazione, dello specifico aumento di pena applicato (citando artt. 27 co.3 Cost., 132 e 81 co.2 c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto congrua e non apodittica la motivazione della Corte d'appello, che ha provato il ruolo determinante di Xhiaj quale uomo di fiducia di Loreti Leonardo nell'operazione distrattiva: il ristorante "Virgilio" è stato distolto dal patrimonio della società fallita senza che il canone fosse versato, e gli assegni circolari emessi dai soci della Sarofab risultano intestati a "La Taverna del Cavaliere", società riconducibile a Loreti, senza rapporto negoziale con la Sarofab. La Corte di Cassazione ha ritenuto generico il primo motivo per mancato assolvimento dell'onere di spiegazione da parte del ricorrente; infondato il terzo motivo perché il giudice di secondo grado è tenuto a sanare lacune di motivazione del primo grado (la carenza non integra ipotesi di nullità previste dall'art. 604 c.p.p.); aspecifico il secondo motivo. Quanto all'autoriciclaggio (capo F), la Cassazione ha confermato che il reinvestimento del provento distratto in attività operative, con un mutamento di titolarità e con un ulteriore passaggio finalizzato a rendere meno immediata l'individuazione della provenienza illecita, costituisce il "quid pluris" richiesto per configurare l'autoriciclaggio. Sul piano della dosimetria la Suprema Corte ha ritenuto il motivo non consentito e generico: ha però ricostruito che i giudici di merito hanno applicato aumenti di pena per i reati in continuazione pari a 8 mesi per il capo A e 4 mesi per il capo F (totale aumenti = 1 anno). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte valuta la sufficienza della motivazione della sentenza di merito e respinge la doglianza del ricorrente relativa alla presunta mancanza di motivazione del primo grado; inoltre ricorda che la carenza di motivazione del giudice di primo grado non determina automaticamente la nullità e può essere sanata in appello.

  • art. 604 cod. proc. pen.

    Richiamato implicitamente per il principio secondo cui la carenza di motivazione non rientra tra le ipotesi di nullità elencate dall'art. 604, quindi il giudice di secondo grado deve decidere e sanare eventuali difetti.

  • art. 219, comma 2, n. 1, L.F. (Legge Fallimentare) - bancarotta fraudolenta aggravata

    La Corte conferma l'inquadramento del fatto come bancarotta fraudolenta aggravata e ritiene congrua la determinazione della pena nel quadro del reato più grave oggetto di valutazione.

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    Applicato in tema di reato continuato: la Corte richiama il principio che il giudice deve individuare il reato più grave, stabilire la pena base e calcolare distintamente gli aumenti relativi ai reati satellite, motivando in relazione all'entità degli aumenti.

  • art. 132 cod. pen.

    Richiamato nel contesto della critiche sulla dosimetria della pena e dei principi costituzionali che presidiano la determinazione della sanzione; la Corte ritiene la motivazione sufficiente quando la pena non si discosta significativamente dai minimi edittali.

  • art. 27, comma 3, Cost.

    Invocato dal ricorrente in relazione al principio di personalità della pena e alla necessita' di motivazione nella determinazione della pena; la Corte ritiene tuttavia che l'obbligo motivazionale sia adempiuto anche con formule sintetiche quando la pena resta prossima ai minimi.

  • Norme in materia di autoriciclaggio (giurisprudenza collegata)

    La Corte segue il principio giurisprudenziale che il reinvestimento di proventi di reato in imprese operative integra l'autoriciclaggio se sussiste un "quid pluris" idoneo a rendere più difficoltoso il rintraccio della provenienza illecita (mutamento di titolarità, passaggi ulteriori, gestione successiva dell'attività).

Massime di principio

  • Per impugnare proficuamente una motivazione di merito in Cassazione è necessario indicare elementi specifici e puntuali che dimostrino l'illogicità o la contraddittorietà della valutazione delle prove; le censure generiche sono inammissibili.
  • La carenza di motivazione della sentenza di primo grado non determina automaticamente la nullità del giudizio: il giudice di secondo grado è tenuto a sanare i vizi motivazionali ove possibile, salvo i casi tassativi di nullità previsti dall'art. 604 c.p.p.
  • In tema di autoriciclaggio, il semplice trasferimento di denaro non sempre è sufficiente: occorre un "quid pluris" (es. mutamento di titolarità, passaggi ulteriori, reinvestimento in attività operative) che renda concretamente più difficile ricostruire la provenienza illecita del denaro.
  • Quando la pena determinata rimane prossima ai minimi edittali, il giudice può utilizzare formule sintetiche quali "pena congrua" o richiamarsi alla gravità del reato o alla personalità del reo, purché ciò sia coerente e consenta di verificare la proporzionalità della sanzione.
  • In ipotesi di reati in continuazione il giudice deve indicare distintamente gli aumenti applicati per ciascun reato satellite; il livello di dettaglio richiesto nella motivazione è correlato all'entità degli aumenti, ma la mancata esplicitazione formale può essere considerata sufficiente se dal complesso della decisione emerge in modo verificabile il calcolo delle pene.

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