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Sentenza

Sentenza n. 3640/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

Giustizia amministrativa202402092

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania, Sezione staccata di Salerno, che aveva respinto il ricorso contro l’ordine comunale di demolizione di molteplici opere edilizie abusive

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La proprietaria aveva impugnato l’ordine di demolizione di opere realizzate in zona agricola E del PRG, in assenza di permesso di costruire. In primo grado e in appello aveva sostenuto che il Comune non potesse procedere alla demolizione prima di definire il procedimento di condono edilizio presentato nel 1994 ai sensi della legge n. 724/1994, avente ad oggetto i medesimi manufatti. Aveva inoltre dedotto la natura precaria e pertinenziale delle opere e l’applicabilità dell’attività edilizia libera prevista dall’art. 6 d.P.R. n. 380/2001. In appello sono stati dedotti error in iudicando, violazione degli artt. 39 l. n. 724/1994, 38 l. n. 47/1985, 2, comma 5, l.r. Campania n. 19/2001, 23-ter d.P.R. n. 380/2001, art. 6 d.P.R. n. 380/2001, del d.m. 2 marzo 2018 e delle norme tecniche di attuazione del PRG, nonché eccesso di potere per manifesta illogicità e ingiustizia, carenza di istruttoria e dei presupposti e violazione del giusto procedimento. L’appellante aveva anche sostenuto la formazione del silenzio-assenso sulla domanda di condono e aveva riproposto le censure non esaminate dal TAR. Nel corso dell’udienza di smaltimento, tuttavia, il difensore ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione dell’appello.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha preso atto della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse resa dalla difesa dell’appellante e ha dichiarato improcedibile l’appello. Il Collegio non ha esaminato nel merito i motivi relativi alla pendenza e alla possibile definizione del condono edilizio, alla natura precaria e pertinenziale delle opere, all’attività edilizia libera o alla legittimità dell’ordine di demolizione. Non sono state liquidate spese, poiché il Comune appellato non si è costituito in giudizio.

Norme richiamate

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione dell’appello nell’udienza di smaltimento.

  • art. 39 l. n. 724/1994

    Invocato dall’appellante con riguardo alla domanda di condono edilizio e alla prospettata formazione del silenzio-assenso; la sentenza non esamina il merito della questione.

  • art. 38 l. n. 47/1985

    Richiamato dall’appellante tra le norme asseritamente violate dall’ordine di demolizione; la questione non è stata esaminata per l’improcedibilità dell’appello.

  • art. 6 d.P.R. n. 380/2001

    Invocato dall’appellante per sostenere che le opere, ritenute precarie, rientrassero nell’attività edilizia libera; il Collegio non si è pronunciato sul punto.

  • art. 23-ter d.P.R. n. 380/2001

    Richiamato dall’appellante tra le norme asseritamente violate; la sentenza non ne esamina l’applicazione concreta.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio d’appello, la parte appellante dichiara la sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del ricorso, il Consiglio di Stato deve dichiarare l’appello improcedibile, senza esaminare i motivi di merito.
  • La dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse impedisce al giudice d’appello di pronunciarsi sulla legittimità dell’atto impugnato e sulle censure dedotte, anche quando esse riguardino questioni edilizie e di condono.
  • In caso di mancata costituzione dell’amministrazione appellata, la dichiarazione di improcedibilità dell’appello non comporta la liquidazione di spese di lite a carico di tale amministrazione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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