Cassazione Penale, Sentenza n. 23713/2024 del 13/06/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza di riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di una somma di denaro (euro 72.140) disposto nei confronti delle indagate per reati connessi al DPR 309/90. Denunciava carenza di motivazione in relazione al "periculum in mora" e al mancato accertamento del nesso tra somma sequestrata e profitto del reato, oltre alla violazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità della misura, sostenendo inoltre che parte o tutta la somma appartenesse al ricorrente (citando una dichiarazione della moglie Iorio/Brio Anna).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, in qualità di terzo interessato, il ricorrente non avesse titolo a contestare i presupposti applicativi della misura cautelare reale (fumus commissi delicti e periculum in mora) se non dopo aver dimostrato la titolarità del bene e l'estraneità al reato. La Corte ha ritenuto insufficiente la mera asserzione della proprietà della somma senza prove documentali e ha confermato che il sequestro era stato disposto ai sensi dell'art. 85-bis DPR 309/90 in combinato con l'art. 240-bis c.p. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 110 c.p.
Riferimento al concorso di persone nel reato; citato solo nell'indicazione dei reati ascritti, non oggetto di interpretazione specifica dalla Corte
art. 81, comma 1 c.p.
Richiamato nella contestazione penale generale (circostanza aggravante/elemento del reato) senza specifica valutazione interpretativa nella decisione
art. 73, commi 1 e 4 DPR 309/90
Norma sostanziale relativa ai delitti in materia di stupefacenti; la misura reale è stata adottata in relazione a fatti ascritti ai reati previsti da questa norma
art. 85-bis DPR 309/90
Consente il sequestro finalizzato alla confisca di beni ritenuti sproporzionati rispetto a redditi e attività dell'indagato; la Corte ha ritenuto fondato l'uso di questa norma per giustificare il sequestro della somma in contestazione
art. 240-bis c.p.
Consente la confisca per sproporzione e il sequestro di beni di valore incompatibile con i redditi dichiarati; la Corte ha richiamato che il sequestro ex art. 85-bis opera in riferimento a tale disposizione e che grava sull'interessato l'onere di fornire una credibile dimostrazione della lecita provenienza
art. 321, comma 2 c.p.p.
Richiamato come norma di riferimento per la restituzione di cose sequestrate; utilizzata nel quadro fattuale di chi chiedeva la restituzione
art. 240-bis (richiamo al D.Lgs. 01/03/2018 n.21, art.6 e modifiche D.L. 15/09/2023 n.123)
Contestualizzazione normativa: la disposizione è stata introdotta/ridefinita da provvedimenti di delega e successivi interventi legislativi; la Corte richiama l'evoluzione normativa per giustificare l'ambito di applicazione della confisca per sproporzione
art. 444 c.p.p.
Richiamato per spiegare che, nei casi di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento) per i delitti dell'art. 73, opera il collegamento normativo con l'art. 240-bis; citazione a supporto dell'agevolazione normativa del sequestro/confisca per sproporzione
art. 616 c.p.p.
Norma che disciplina le spese del procedimento; la Corte ha imposto al ricorrente l'onere delle spese per inammissibilità del ricorso
Sentenza Corte Costituzionale n.186/2000
Richiamata in relazione al criterio su cui valutare se il ricorso sia stato presentato con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto che non sussistessero elementi di colpa tale da escludere il beneficio della quantificazione equitativa della sanzione alla Cassa delle Ammende
Massime di principio
- Un terzo interessato che chiede la restituzione di beni sequestrati deve provare la titolarità del bene e l'estraneità al reato; senza prova documentale la sua impugnazione è inammissibile
- In Cassazione il ricorso contro misure reali può essere censurato per violazione di legge; i vizî di motivazione sono rilevanti solo se la motivazione manca o è meramente apparente e integra violazione di legge
- Il sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p. e art. 85-bis DPR 309/90) prescinde dalla comparazione con il profitto del reato e si fonda sulla sproporzione rispetto a redditi/attività dichiarati e sulla mancata dimostrazione della lecita provenienza
- Il terzo non può contestare liberamente i presupposti della cautela reale (fumus e periculum) in favore del destinatario della misura senza aver previamente dimostrato la propria titolarità e estraneità; consentire diversamente renderebbe indeterminata la legittimazione ad agire
- In caso di mancata prova dell'effettiva titolarità, anche se il terzo sostenesse di essere il reale titolare, l'accoglimento del ricorso potrebbe risultare inefficace: la restituzione verrebbe disposta al soggetto ritenuto titolare effettivo, non necessariamente avvantaggiando l'attore che non ha documentato il proprio diritto
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