Cassazione Civile, Ordinanza n. 15966/2026 del 24/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce dall’impugnazione di una cartella di pagamento. Nel primo grado il giudizio si era estinto per cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese. In appello, il contribuente aveva ottenuto una liquidazione delle spese di primo e secondo grado, ma la relativa sentenza era stata cassata perché la liquidazione era stata effettuata immotivatamente al di sotto dei minimi e dei medi tariffari applicabili ratione temporis. In sede di rinvio, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado ha però ritenuto di poter riesaminare l’intera questione della compensazione delle spese di lite, confermando la compensazione del primo grado per gravi ed eccezionali ragioni e compensando anche le spese dei gradi successivi per ragioni di opportunità. Il contribuente ha quindi proposto ricorso per cassazione con due motivi: 1) violazione dell’art. 15 d.lgs. 546/1992, dell’art. 2233 c.c. e dell’art. 111 Cost., per avere il giudice del rinvio disatteso il principio di diritto fissato dalla Cassazione, che riguardava solo la liquidazione sotto i minimi tariffari e non la rivalutazione della compensazione; 2) violazione dell’art. 15 d.lgs. 546/1992 e degli artt. 91 e 92 c.p.c., per l’immotivata compensazione delle spese del giudizio di cassazione.
La decisione
La Corte ha accolto entrambi i motivi. Ha rilevato che il giudice di rinvio, dopo una cassazione resa perché la liquidazione delle spese era inferiore ai minimi e ai medi tariffari, non poteva riesaminare la correttezza della compensazione operata dal primo giudice, ma doveva limitarsi a liquidare ex novo le spese oppure a spiegare perché la liquidazione sotto i minimi fosse comunque corretta. Ha inoltre affermato che la compensazione delle spese del giudizio di cassazione era sorretta da una motivazione non idonea, perché collegata a ragioni già ritenute illegittime. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, affinché provveda alla corretta liquidazione delle spese del primo e del secondo grado nel rispetto delle tariffe applicabili e statuisca sulle spese del primo giudizio di cassazione, del primo rinvio e del presente giudizio di cassazione.
Norme richiamate
art. 15, commi 1 e 2, d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Nel processo tributario la regolazione delle spese va effettuata secondo i criteri di legge; il giudice del rinvio non può travalicare i limiti fissati dalla precedente cassazione né liquidare le spese in modo immotivato e inferiore ai minimi applicabili.
art. 2233, secondo comma, c.c.
La liquidazione del compenso professionale deve rispettare i parametri/tariffe applicabili ratione temporis, non potendo essere fissata in misura inferiore ai minimi senza adeguata giustificazione.
art. 111 Cost.
È richiesto che la decisione sia sorretta da adeguata motivazione e rispetti il principio di legalità del processo.
Le spese seguono la soccombenza; il principio generale è che esse spettano al vincitore.
La compensazione delle spese è eccezionale e richiede i presupposti e la motivazione previsti dalla norma, non potendo essere disposta per mere ragioni di opportunità.
art. 360, primo comma, nn. 3 e 4, c.p.c.
Sono stati dedotti vizi di violazione di legge e di nullità della sentenza per errata regolazione delle spese e per mancata ottemperanza al principio di diritto enunciato in cassazione.
Massime di principio
- Quando una sentenza è cassata per la liquidazione delle spese effettuata immotivatamente sotto i minimi tariffari, il giudice di rinvio deve attenersi al perimetro del principio di diritto enunciato e non può riesaminare questioni già definite, salvo che ciò sia necessario per la nuova liquidazione.
- In sede di rinvio, la regolazione delle spese deve essere rinnovata nel rispetto dei parametri professionali applicabili ratione temporis; una liquidazione inferiore ai minimi richiede una motivazione specifica e coerente con il dictum rescindente.
- La compensazione delle spese processuali ha carattere eccezionale: fuori dai casi previsti dalla legge e in mancanza di adeguata motivazione, la decisione sulle spese è censurabile in cassazione.
- Se la motivazione della compensazione o della riduzione delle spese si fonda su ragioni già giudicate illegittime, la statuizione sulle spese deve essere nuovamente rivalutata dal giudice di rinvio.
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