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Sentenza

Sentenza del 06/05/2015 n. 9037 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato per cassazione la sentenza della C.T.R. Lazio, sostenendo che i giudici d'appello avessero erroneamente qualificato le operazioni fatturate dai concessionari della società come prestazioni promozionali, anziché come ulteriori sconti sul prezzo praticati dal produttore. L'Agenzia ha denunciato un vizio di motivazione, rilevando che la sentenza non indicava alcuna prova concreta dei servizi promozionali o pubblicitari asseritamente prestati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso e ha rigettato integralmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Il motivo non rispettava l'art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis, perché non conteneva una chiara e sintetica indicazione del fatto controverso e decisivo rispetto al quale la motivazione sarebbe stata viziata. L'Agenzia non aveva individuato specifici fatti, principali o secondari, né aveva esplicitato la loro decisività. Non è stata adottata alcuna pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità, poiché la società resistente non aveva svolto attività difensiva.

Norme richiamate

  • Art. 366-bis c.p.c.

    In ipotesi di censura per vizio di motivazione è richiesta una illustrazione che, pur libera da rigidità formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume viziata.

    Il ricorso per cassazione fondato su un vizio di motivazione deve indicare con chiarezza e sintesi il fatto specifico, controverso e decisivo rispetto al quale la motivazione sarebbe insufficiente, contraddittoria o illogica. Non è sufficiente una generica critica alla sentenza: occorre anche una specifica indicazione riassuntiva, distinta dall'illustrazione del motivo, che consenta alla Corte di verificare immediatamente l'ammissibilità della censura.

  • Art. 2697 c.c.

    Il fatto rilevante ai fini del vizio di motivazione può essere un fatto principale, cioè costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo del diritto controverso, oppure un fatto secondario utilizzato come prova di un fatto principale. In entrambi i casi deve essere specificamente individuato, controverso e decisivo.

  • Art. 360, n. 5, c.p.c.

    La censura relativa al vizio di motivazione deve riguardare un fatto storico, principale o secondario, controverso e decisivo, e non una generica questione, circostanza o valutazione complessiva della causa.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione non è sufficiente contestare genericamente la motivazione del giudice di merito: bisogna individuare uno o più fatti specifici, controversi e decisivi che siano stati omessi, travisati o illogicamente valutati.
  • Quando la legge processuale applicabile richiede una sintesi del fatto controverso, tale sintesi deve essere espressamente formulata e deve costituire un elemento ulteriore rispetto alla semplice esposizione delle doglianze.
  • La Corte di cassazione non riesamina liberamente le prove né ricostruisce d'ufficio i fatti: una censura priva dei requisiti formali e contenutistici necessari può essere dichiarata inammissibile senza esaminare nel merito la qualificazione delle operazioni.
  • Per contestare la qualificazione fiscale di operazioni come prestazioni promozionali o sconti, occorre collegare la doglianza a fatti concreti, quali l'assenza di servizi effettivamente svolti, la documentazione disponibile e la loro decisività ai fini della pretesa tributaria.
  • L'inammissibilità del ricorso per carenze nella formulazione del motivo comporta la soccombenza del ricorrente, anche se la questione sostanziale prospettata potrebbe avere rilievo, perché il giudice di legittimità non può esaminarla in assenza di una censura validamente articolata.

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