Sentenza n. 1122/2026 - Catanzaro, Sezione 1
per l'annullamento dell’ordinanza del Settore Attività Economiche e SUAP n.-OMISSIS- del 22/11/2021 avente ad oggetto: “P.E. ad insegna -OMISSIS- – Soc -OMISSIS- – Divieto di somministrazione di alimenti e bevande esclusivamente nella parte ricadente all'interno della struttura in vetro e alluminio".
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza comunale che vietava la somministrazione di alimenti e bevande nella parte dell’esercizio ricadente all’interno di un dehors in vetro e alluminio
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha impugnato il divieto di somministrazione relativo al dehors, deducendo: falsità dei presupposti, travisamento dei fatti e difetto di motivazione, poiché l’area di sedime sarebbe appartenuta alla corte privata dell’immobile e non al demanio comunale; la struttura sarebbe stata inoltre rappresentata nella documentazione trasmessa allo SUAP. Ha denunciato la violazione dell’art. 64, comma 6, d.lgs. 59/2010, del d.lgs. 222/2016 e del regolamento comunale sui dehors, sostenendo che l’intervento fosse conforme alle norme urbanistiche, edilizie e igienico-sanitarie, che non fosse necessaria una concessione di occupazione di suolo pubblico e che il regolamento comunale non fosse applicabile. Ha infine dedotto la violazione degli artt. 3, 7 e 21-octies l. 241/1990, il difetto di istruttoria e motivazione e l’omessa comunicazione di avvio del procedimento, sostenendo che la partecipazione avrebbe potuto chiarire la natura privata dell’area e la legittimità del dehors; ha altresì qualificato la struttura come pertinenza urbanistica o intervento di edilizia libera. Il Comune ha chiesto il rigetto, sostenendo che il dehors richiedesse comunque titoli edilizi e autorizzativi per la somministrazione, che la documentazione fosse ambigua, che la struttura sconfinasse almeno in parte sulla sede stradale e che, per materiali, consistenza e dimensioni, integrasse una nuova costruzione con trasformazione urbanistico-edilizia del territorio.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare nel merito i motivi di legittimità. Ha ritenuto che il provvedimento impugnato non fosse più idoneo a produrre effetti pregiudizievoli, poiché la ricorrente non risultava più gestire i locali cui accedeva il dehors, ora gestiti da altra ditta. A quest’ultima era stata comunque nuovamente inibita l’attività nel dehors con un provvedimento del 25 novembre 2025, non impugnato. Il giudice ha escluso che residuasse un interesse alla decisione ai fini di una futura domanda risarcitoria, poiché non era stata proposta domanda di risarcimento né era stato manifestato l’interesse a una pronuncia dichiarativa dell’illegittimità dell’atto; inoltre, dopo il rigetto cautelare, la ricorrente non aveva depositato ulteriori scritti difensivi. Le spese sono state compensate in ragione della peculiarità delle questioni.
Norme richiamate
art. 34, comma 3, c.p.a.
permane l'interesse del ricorrente all'accertamento dell'illegittimità del titolo edilizio divenuto medio tempore inefficace quando sia stata resa, nel contraddittorio ex art. 73 c.p.a., una chiara ed espressa dichiarazione circa l'interesse alla decisione ai fini risarcitori; in tal caso, il giudice può limitarsi ad una pronuncia meramente dichiarativa dell'illegittimità, ferma la perdita di interesse all'annullamento costitutivo dell'atto.
Quando l’atto impugnato diviene inefficace o non più lesivo, l’interesse all’annullamento viene meno; può tuttavia residuare un interesse all’accertamento dell’illegittimità ai fini risarcitori se il ricorrente lo dichiara in modo chiaro ed espresso nel contraddittorio processuale. In mancanza di tale dichiarazione, il ricorso è improcedibile.
art. 73 c.p.a.
Il riferimento è al contraddittorio processuale nel cui ambito deve essere resa la chiara ed espressa dichiarazione dell’interesse alla decisione ai fini risarcitori.
art. 64, comma 6, d.lgs. 59/2010
Norma invocata dalla ricorrente quale parametro di legittimità del divieto di somministrazione; il TAR non ne ha esaminato il merito a causa dell’improcedibilità.
d.lgs. 222/2016
Normativa richiamata dalla ricorrente in relazione ai titoli abilitativi dell’attività; il TAR non ha deciso le relative censure di merito.
artt. 3, 7 e 21-octies l. 241/1990
Parametri invocati per difetto di motivazione, mancata comunicazione di avvio e vizi procedimentali; le relative questioni non sono state esaminate per la sopravvenuta carenza di interesse.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato per disporre l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- La sopravvenuta perdita dell’idoneità lesiva dell’atto impugnato, conseguente alla cessazione dell’attività del ricorrente nei locali interessati e alla sostituzione del gestore, determina il venir meno dell’interesse all’annullamento e comporta l’improcedibilità del ricorso.
- Quando l’interesse all’annullamento viene meno, il ricorrente conserva un interesse alla pronuncia dichiarativa dell’illegittimità ai fini risarcitori soltanto se ha proposto una domanda risarcitoria o ha reso, nel contraddittorio processuale, una chiara ed espressa dichiarazione di voler ottenere l’accertamento dell’illegittimità in vista di tale domanda.
- La mera possibilità astratta di proporre in futuro una domanda risarcitoria non è sufficiente a mantenere l’interesse alla decisione nel merito in presenza della sopravvenuta inefficacia dell’atto impugnato.
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