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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41558/2022 del 03/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che aveva rigettato l'appello cautelare avverso il provvedimento del GIP di Foggia che aveva negato l'applicazione di misure cautelari personali nei confronti di Pietro De Salvo, contestato per reati descritti ai capi 33, 115 e 116 della rubrica cautelare (tra cui riciclaggio). I motivi di gravame sostenevano: (i) errore di qualificazione giuridica da parte del Tribunale, che aveva ritenuto necessario il dolo specifico dell'art. 512-bis, mentre per De Salvo il reato contestato era il riciclaggio (dolo generico); (ii) omissione nella valutazione dell'esigenza cautelare di natura socialpreventiva, in ragione della distanza temporale tra i fatti (2015-2017) e la richiesta cautelare, e contrasto con principi di diritto recenti sulla valutazione del pericolo di reiterazione; complessivamente si censurava la mancata valutazione della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari secondo i criteri previsti dagli artt. 273, 274 e segg. c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur rilevando che il Tribunale di Bari aveva proceduto erroneamente nel richiamare il principio della "ragione più liquida" e nel non esaminare compiutamente la gravità indiziaria (che deve precedere la valutazione delle esigenze cautelari), la Corte ha ritenuto che il pubblico ministero non avesse dedotto nell'appello di riesame, per la posizione di De Salvo, il concreto e attuale pericolo di recidiva ai sensi dell'art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., limitandosi invece a far riferimento in appello al rischio di inquinamento probatorio (art. 274, comma 1, lett. a)). La nuova doglianza relativa alla mancata valutazione del pericolo di recidiva è stata proposta solo in cassazione in termini generici, con conseguente interruzione della catena devolutiva: la Corte ha quindi escluso la possibilità di esaminare tale nuovo profilo e ha dichiarato inammissibile il ricorso, osservando inoltre che un'eventuale accoglienza sul profilo della gravità indiziaria non avrebbe comunque condotto all'applicazione della misura richiesta.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    Il Tribunale aveva ritenuto che per il reato richiamato fosse necessario il dolo specifico; la Corte osserva che, per la posizione di De Salvo, il reato rilevante è il riciclaggio (dolo generico), e dunque la qualificazione giuridica va valutata correttamente

  • art. 648-bis cod. pen.

    Richiamato tra le norme rilevanti rispetto alle censure sulla qualificazione dei reati (riciclaggio), utile per distinguere il dolo necessario rispetto ad altre fattispecie

  • artt. 273, 274, 275, 278, 280, 287 cod. proc. pen.

    artt. 273, 274, 275, 278, 280, 287 c.p.p.

    Sono i presupposti e i criteri che il giudice della cautela deve verificare nell'adozione di una misura cautelare (gravità indiziaria, esigenze cautelari, proporzionalità, adeguatezza); la Corte ribadisce che il tribunale del riesame deve riesaminare ex novo tutti questi profili

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Schema motivazionale per l'adozione della misura cautelare; richiamato come criterio di adeguatezza, concretezza e attualità degli indizi e delle esigenze cautelari

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020 (conv. L. 18/12/2020, n.176)

    art. 23, comma 8, D.L. 137/2020

    Norma procedurale che consente il trattamento del procedimento con contraddittorio scritto; richiamata per spiegare la modalità di trattazione del ricorso (assenza di discussione orale)

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173 disp. att. c.p.p.

    Limiti della esposizione dei motivi nel ricorso per cassazione e richiamo per motivare la decisione nel rispetto dei limiti di impugnazione

  • legge n. 47/2015 (modifica art. 274 c.p.p.)

    legge 6 giugno 2015, n. 47

    Modifica l'art. 274 c.p.p. impedendo di dedurre il pericolo di reiterazione dalla sola astratta gravità del titolo di reato; occorre valutare la gravità del fatto nelle sue concrete manifestazioni

  • principio della "ragione più liquida" (giurisprudenza civile)

    principio elaborato in giurisprudenza civile

    La Corte ha escluso l'esportabilità tout court di questo principio nel processo penale: il giudice penale non può evitare l'esame della gravità indiziaria richiamando motivi di economia processuale

Massime di principio

  • Il tribunale del riesame (Tribunale della libertà) deve riesaminare ex novo sia la gravità indiziaria sia le esigenze cautelari: la verifica della gravità indiziaria precede e può influenzare la valutazione sulle esigenze di cautela
  • Non è ammesso in cassazione sollevare nuovi motivi o profili di esigenze cautelari che non siano stati dedotti nell'appello di riesame: ciò interrompe la catena devolutiva e rende il motivo inammissibile
  • La qualificazione giuridica del fatto (es. distinguere tra 512-bis e riciclaggio) va attentamente verificata, perché incide sul tipo di dolo richiesto e quindi sulla valutazione della gravità indiziaria
  • Il principio della "ragione più liquida" utilizzato per economia processuale in sede civile non può giustificare nel processo penale l'omissione dell'esame della gravità indiziaria: il giudice penale deve motivare compiutamente entrambe le valutazioni o, se concorda con il provvedimento impugnato, richiamarne sostanzialmente le ragioni
  • A fini cautelari, la valutazione del pericolo di reiterazione deve considerare la gravità concreta del fatto e le circostanze (non solo il titolo di reato), e il pubblico ministero deve indicare elementi concreti che dimostrino il pericolo attuale e concreto

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