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Sentenza

Sentenza n. 14012/2026 - Roma, Sezione 4

per l’annullamento della delibera n. 13 del 2.3.2023 del Consiglio Comunale del Comune di Fiano Romano di rigetto dell’Osservazione n. 2 presentata dalla ricorrente al Piano di Recupero Urbanistico dell’Area di Via Procoio – Via Milano e della Delibera di Consiglio Comunale n. 66/2022 del 7.11.2022 di adozione del Piano di Recupero Urbanistico;

Giustizia amministrativa202308419

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: delibera consiliare di rigetto dell’osservazione presentata dalla proprietaria e delibera di adozione del Piano di Recupero Urbanistico, nella parte in cui la particella non è stata inclusa nel perimetro del piano

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il rigetto dell’osservazione con cui chiedeva l’inclusione della propria particella nel Piano di Recupero Urbanistico. Ha dedotto la violazione degli artt. 1 e 4 della legge regionale n. 28/1980, eccesso di potere per erroneità della motivazione e difetto dei presupposti, contraddittorietà manifesta, sviamento e violazione del principio di parità di trattamento. In particolare, ha sostenuto che la motivazione comunale, fondata sul carattere inedificato dell’area, non considerasse gli obiettivi di riqualificazione urbanistico-edilizia e di recupero paesaggistico del piano, né il fatto che il terreno fosse inutilizzato a fini agricoli. Ha inoltre lamentato una disparità di trattamento rispetto ad altre proprietà ritenute comparabili e incluse nel piano. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per genericità della procura speciale e per difetto di interesse, contestando comunque nel merito la fondatezza delle censure.

La decisione

Il TAR ha respinto l’eccezione relativa alla genericità della procura, ritenendola smentita dal deposito della procura in atti. Ha ritenuto di poter prescindere dall’eccezione di difetto di interesse, poiché il ricorso era infondato nel merito. Il Collegio ha affermato che le scelte dell’amministrazione nell’adozione di strumenti urbanistici e piani attuativi sono espressione di ampia discrezionalità e sono sindacabili solo in presenza di errori di fatto, illogicità o irrazionalità abnormi. Nel caso concreto, la particella ricadeva in un’area del PTPR qualificata “Paesaggio naturale Agrario”, nella quale non erano consentiti interventi di trasformazione, salvo recuperi e ampliamenti inferiori al 20% dell’esistente. Essendo la particella libera da edifici, la sua eventuale inclusione nel piano non avrebbe comunque consentito alla proprietaria di conseguire alcun beneficio trasformativo, sicché la pretesa è stata ritenuta infondata e prossima all’inammissibilità per carenza di interesse. È stata respinta anche la censura di disparità di trattamento, poiché l’esame documentale ha evidenziato che i terreni indicati come comparabili erano inesistenti, soppressi, esterni al perimetro del piano, destinati a impianti o parcheggi, oppure sovrastati da un fabbricato, e quindi non versavano in situazione equivalente. Il ricorso è stato definitivamente respinto, con compensazione delle spese per la particolarità della fattispecie.

Norme richiamate

  • artt. 1 e 4 legge regionale n. 28/1980

    La ricorrente ne ha dedotto la violazione, ma il TAR ha respinto la censura, ritenendo legittima la scelta discrezionale di non includere la particella nel piano.

  • art. 23 NTA del PTPR

    Paesaggio naturale Agrario

    La qualificazione paesaggistica dell’area esclude interventi di trasformazione, consentendo soltanto il recupero e ampliamenti inferiori al 20% dell’esistente; tale disciplina ha contribuito a escludere l’utilità concreta dell’inclusione della particella nel piano.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Le scelte dell’amministrazione nella formazione degli strumenti urbanistici costituiscono espressione di ampia discrezionalità e sono sottratte al sindacato di merito; possono essere censurate soltanto per errori di fatto, illogicità o irrazionalità abnormi.
  • Nell’approvazione di un piano attuativo l’amministrazione dispone di un’ampia discrezionalità non solo sulla conformità tecnica del piano agli strumenti sovraordinati, ma anche sull’opportunità di darvi attuazione in un determinato momento e a determinate condizioni.
  • L’inclusione di un’area libera da edifici in un piano di recupero non presenta un’utilità concreta quando la disciplina paesaggistica applicabile non consente trasformazioni edificatorie e limita gli interventi al recupero dell’esistente o a modesti ampliamenti.
  • La censura di disparità di trattamento in materia urbanistica richiede la dimostrazione dell’effettiva equivalenza delle situazioni comparate; non sussiste quando le particelle indicate come tertium comparationis risultino inesistenti, soppresse, esterne al piano, destinate a usi differenti o dotate di edificazioni.

Come è indicizzato

MateriePiani attuativi e lottizzazioniVincoli e piani paesaggisticiLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiUrbanistica e governo del territorioBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEccesso di potereLegittimazione e interesse a ricorrereProporzionalità e ragionevolezza

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