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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26659/2026 del 15/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Brescia che, in parziale riforma della decisione di primo grado emessa all'esito di rito abbreviato, aveva confermato la sua responsabilità per i fatti di detenzione di stupefacenti e porto d'arma in luogo pubblico, riconoscendo inoltre, su appello del Pubblico Ministero, l'aggravante dell'indebolimento dell'organo della masticazione in relazione al capo di lesioni. Il ricorso per cassazione era articolato in due motivi. Con il primo si denunciava vizio di motivazione quanto alle aggravanti del reato di lesioni: la difesa contestava l'aggravante dell'uso di oggetti atti ad offendere, sostenendo che la persona offesa aveva reso dichiarazioni contrastanti, che doveva essere qualificata come imputato in procedimento collegato e quindi le sue dichiarazioni richiedevano riscontri esterni, e che, essendo anche parte civile, le sue parole dovevano essere sottoposte a particolare vaglio; inoltre si contestava l'aggravante dell'indebolimento permanente dell'organo della masticazione, ritenuta illogicamente sulla base delle sole dichiarazioni della persona offesa e di una fotografia. Con il secondo motivo si deduceva motivazione manifestamente illogica e apparente in relazione alla detenzione di stupefacenti, contestando la chiamata in correità di un coindagato/collaborante: la difesa sosteneva che mancassero riscontri esterni individualizzanti alle sue dichiarazioni, che la Corte territoriale avesse travisato l'atto di appello e che non avesse adeguatamente considerato gli elementi difensivi.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, osservando che la condanna per lesioni e il riconoscimento delle aggravanti si fondavano su una motivazione logica e coerente, su dichiarazioni della persona offesa ritenuta attendibile e su ulteriori riscontri esterni, tra cui l'arresto con volto tumefatto e la fotografia del dente perso; ha altresì affermato che l'avulsione di un dente incisivo può integrare l'indebolimento dell'organo della masticazione. Ha ritenuto infondato anche il secondo motivo, valorizzando la credibilità intrinseca e i riscontri esterni delle dichiarazioni del coindagato/collaborante, nonché la congruità della motivazione della sentenza impugnata. Conseguentemente ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606 comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Consente di dedurre in cassazione il vizio di motivazione; la Corte ne esclude la fondatezza quando la motivazione di merito sia logica e congrua.

  • art. 585 c.p.

    Richiamato come aggravante relativa all'uso di oggetti atti ad offendere nel contesto delle lesioni contestate.

  • art. 583 c.p.

    Richiamato per l'aggravante dell'indebolimento permanente dell'organo della masticazione; l'avulsione di un dente incisivo può integrare tale aggravante.

  • art. 371, comma 2, lett. b), cod. proc. pen.

    La persona che è imputata in procedimento collegato può rilevare ai fini del regime di valutazione delle dichiarazioni rese.

  • art. 192, commi 3 e 4, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa per sostenere la necessità di riscontri esterni; la Corte ricorda che le dichiarazioni accusatorie di soggetti esaminabili come testimoni assistiti richiedono riscontro esterno.

  • art. 197-bis cod. proc. pen.

    Le dichiarazioni rese da soggetti esaminati come testimoni assistiti seguono tale disciplina.

  • art. 64 cod. proc. pen.

    Non è necessario procedere agli avvisi previsti da tale norma quando il soggetto abbia già reso dichiarazioni accusatorie e non si sia avvalso della facoltà di non rispondere, secondo il principio richiamato.

  • art. 210, comma 6, cod. proc. pen.

    È richiamato per affermare che, in tali casi, si applicano le regole dell'art. 197-bis cod. proc. pen.

  • art. 73, comma 1, d.p.r. n. 309 del 1990.

    Indicato come reato più grave posto a base del trattamento sanzionatorio per il capo di detenzione di stupefacenti.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa costituitasi parte civile possono fondare da sole l'affermazione di responsabilità, purché siano sottoposte a un vaglio particolarmente rigoroso di attendibilità e trovino adeguati riscontri esterni.
  • Se la persona chiamata in causa è imputata in un procedimento collegato o comunque assume la veste di testimone assistito, le sue dichiarazioni accusatorie non si apprezzano come piena prova autonoma, ma richiedono riscontri esterni individualizzanti.
  • In sede di legittimità non è sindacabile la mera rivalutazione del compendio probatorio o la scelta del giudice di merito tra versioni contrastanti, salvo che la motivazione sia illogica, apparente o manifestamente incoerente.
  • Ai fini dell'aggravante dell'indebolimento dell'organo della masticazione, anche la perdita di un dente incisivo può essere sufficiente, perché il parametro è la funzionalità naturale dell'organo e non l'eventuale compensazione protesica.
  • L'uso di oggetti come vetro, brocche o bicchieri può integrare l'aggravante prevista per l'impiego di oggetti atti ad offendere quando dalla ricostruzione fattuale risulti che tali oggetti siano stati effettivamente scagliati contro la persona offesa.
  • La credibilità intrinseca della chiamata in correità e la presenza di riscontri esterni possono rendere legittima la valorizzazione accusatoria anche in presenza di difese alternative o ipotesi di macchinazione non sorrette da concreti elementi di segno opposto.

Come è indicizzato

MaterieLesioniImpugnazioniSpaccio
RamiDelitti contro la personaDelitti contro il patrimonioStupefacentiProcesso penale
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