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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08599/2024 del 29/03/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (lavoratore)

La controversia

Un dipendente, trasferito nel 2005 per mobilità intercompartimentale da una ASL ai ruoli del personale ATA di una provincia e inquadrato come infermiere presso istituto scolastico, chiedeva il riconoscimento dell'anzianità maturata presso l'amministrazione di provenienza. Il giudice di appello aveva confermato il rigetto della domanda, ritenendo inapplicabili le norme invocate dal lavoratore, valorizzando la disciplina di settore del d.lgs. n. 297/1994 e ritenendo generiche le censure di appello. In cassazione il ricorrente deduceva: 1) violazione dell'art. 113 c.p.c. per avere la Corte territoriale erroneamente qualificato come generico l'appello; 2) violazione dell'art. 570 d.lgs. n. 297/1994, dell'art. 30 d.lgs. n. 165/2001 e dell'art. 1406 c.c., sostenendo che la fattispecie fosse una mobilità volontaria con mantenimento dell'anzianità e non un riconoscimento di servizio non di ruolo; 3) violazione degli artt. 11 e 117 Cost. e della direttiva 77/187/CE, invocando l'art. 2112 c.c. e la giurisprudenza europea per sostenere il diritto alla conservazione dell'anzianità e delle conseguenze economiche connesse, incluso il TFR.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo perché non coglieva la ratio decidendi della sentenza impugnata, che aveva ritenuto generico l'atto di appello e non il ricorso introduttivo; ha accolto il secondo motivo, affermando che la fattispecie era di mobilità volontaria ex art. 30 d.lgs. n. 165/2001 e non di servizio non di ruolo disciplinato dagli artt. 569 e 570 d.lgs. n. 297/1994, con conseguente applicazione del principio di continuità del rapporto e di conservazione dell'anzianità maturata presso l'amministrazione di provenienza; ha dichiarato assorbito il terzo motivo relativo all'art. 2112 c.c. La sentenza di merito è stata quindi cassata limitatamente al motivo accolto, con rinvio alla Corte d'appello di Bari in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 113 c.p.c.

    Richiamato come parametro della censura di legittimità; il motivo è stato ritenuto inammissibile perché non si confrontava con la reale motivazione della decisione d'appello.

  • art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c.

    Usato come vizio dedotto per violazione di legge nei tre motivi di ricorso.

  • art. 570 d.lgs. n. 297/1994

    Ritenuto non applicabile perché disciplina il riconoscimento del servizio non di ruolo, fattispecie estranea al caso deciso.

  • art. 569 d.lgs. n. 297/1994

    Ritenuto non applicabile per le stesse ragioni dell'art. 570, trattandosi di mobilità e non di riconoscimento di servizio non di ruolo.

  • art. 30 d.lgs. n. 165/2001

    Qualificato come norma applicabile alla mobilità volontaria; il passaggio diretto è ricondotto alla cessione del contratto con conservazione dell'anzianità e del trattamento economico.

  • art. 1406 c.c.

    Richiamato in relazione alla cessione del contratto, schema ritenuto idoneo a descrivere il passaggio del dipendente tra amministrazioni.

  • art. 11 Cost.

    Richiamato unitamente all'art. 117 Cost. per sostenere la lettura conforme ai principi comunitari; il motivo è stato poi assorbito.

  • art. 117 Cost.

    Richiamato unitamente all'art. 11 Cost. e alla direttiva europea; il motivo è stato poi assorbito.

  • direttiva 77/187/CE

    Invocata dal ricorrente per sostenere la continuità del rapporto e la conservazione dei diritti nel trasferimento; il motivo è stato assorbito.

  • art. 2112 c.c.

    La Corte ne ha escluso la decisività diretta nella motivazione di appello, ma ha riconosciuto che i principi sulla cessione del contratto sono coerenti con la continuità del rapporto; il terzo motivo che lo invocava è stato assorbito.

  • art. 700 c.p.c.

    Richiamato solo come titolo cautelare che aveva preceduto il trasferimento del lavoratore.

  • d.lgs. n. 297/1994, artt. 560, 569, 570

    L'art. 560 è citato per la stipulazione del contratto individuale a tempo indeterminato in prova; gli artt. 569 e 570 sono esclusi dalla disciplina applicabile al caso.

Massime di principio

  • Nel trasferimento per mobilità volontaria tra amministrazioni pubbliche, la disciplina rilevante è quella dell'art. 30 d.lgs. n. 165/2001, non quella speciale sul riconoscimento del servizio non di ruolo in altri comparti, se la domanda concerne la conservazione dell'anzianità maturata presso l'amministrazione di origine.
  • Il passaggio diretto del dipendente tra amministrazioni è assimilabile alla cessione del contratto: il rapporto prosegue senza soluzione di continuità, con trasferimento soggettivo del complesso di diritti e obblighi e conservazione dell'anzianità e del trattamento economico già maturato, salvo diverso accordo compatibile con la continuità del rapporto.
  • In sede di ricorso per cassazione, il motivo è inammissibile se non si confronta con la concreta ratio decidendi della sentenza impugnata e si limita a riproporre argomentazioni astratte o difensive senza censurare la specifica motivazione della decisione.
  • Quando la controversia riguarda il corretto inquadramento della mobilità tra amministrazioni, la qualificazione giuridica del rapporto prevale sulla mera formalizzazione di un nuovo contratto individuale, che non può essere utilizzata per degradare il contenuto essenziale del rapporto già in essere.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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