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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41198/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Unico motivo: si deduceva un errore percettivo della Corte di cassazione nella identificazione del ricorrente quale interlocutore soprannominato "Garibaldi" nei contatti con Mario Cianni riferiti ai capi 19) e 20). Il ricorrente sosteneva che il soprannome fosse aspecifico e potesse riferirsi ad altri maschi del suo ramo familiare, che non emergeva dagli atti che le conversazioni telefoniche fossero effettivamente con un'utenza in uso a Giuseppe Antonuccio e che pertanto l'individuazione fosse errata.

La decisione

Il ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il rimedio di cui all'art. 625-bis sia limitato all'errore di fatto percettivo (svista o equivoco) nella lettura degli atti che abbia inciso sulla decisione e non copra valutazioni o errori di giudizio. Ha inoltre rilevato che la Corte di cassazione aveva esaminato la censura e che, alla luce delle sentenze di merito, risultava plausibile e documentata l'identificazione di Antonuccio (conversazioni in cui veniva chiamato per nome, intercettazioni ambientali fra presenti, contatti telefonici e precedente conoscenza investigativa della voce). Il ricorrente non ha indicato con precisione l'elemento materiale o l'atto processuale che dimostrerebbe l'errore né ha allegato ulteriori atti utili a provare l'asserita svista. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio straordinario è circoscritto alla correzione di un errore di fatto percettivo (svista o equivoco) nella lettura degli atti del giudizio di legittimità che abbia determinato una decisione diversa; non ricomprende errori di valutazione o di diritto. Richiede l'indicazione precisa dell'elemento materiale erroneo e l'allegazione degli atti processuali che provano l'errore.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese processuali e, eventualmente, a somme a favore della cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il rimedio previsto dall'art. 625-bis c.p.p. tutela solo gli errori di fatto percettivi (svista o equivoco) nella lettura degli atti: non può essere usato per criticare valutazioni di merito o interpretazioni giuridiche.
  • Chi invoca un errore di fatto deve indicare con precisione l'elemento materiale o il fatto erroneo e allegare gli atti processuali che comprovano l'errore; la mancata specificazione conduce ad inammissibilità.
  • L'identificazione di una persona mediante soprannome può essere ritenuta valida se corroborata da altri elementi (richiamo per nome, intercettazioni ambientali fra presenti, corrispondenza di utenza, conoscenza investigativa della voce, precedenti attività di indagine).
  • Se la Corte di merito o di legittimità ha dato una risposta logica e coerente alla censura sull'identificazione, la mera dissociazione del ricorrente senza nuovi atti probatori non basta a fondare l'errore di fatto.
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare condanna alle spese e pagamento di somme alla cassa delle ammende; quindi, prima di proporre il rimedio ex art. 625-bis è necessario valutare attentamente se la criticità rientri effettivamente nella categoria dell'errore percettivo.

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