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Sentenza

Sentenza n. 69/2026 - Bolzano, Sezione 1

für die Aufhebung des Schreibens der Gemeinde St. Ulrich vom 23.07.2025, Prot. Nr. Pr/pr-, zugestellt mittels zertifizierter elektronischer Mitteilung vom 24.07.2025, mit Betreff: „Projekt für die bauliche Umgestaltung mit Abbruch und Wiederaufbau von „Pension-Café-Restaurant Col de Flam” auf der Bp. 906, 1177, Gp. 721/1 K.G. St. Ulrich - Antwort auf Ihre PEC Mail vom 02.07.2025 und vom 04.07.2025“ sowie des Schreibens der Gemeinde St. Ulrich vom 20.10.2025, Prot. Nr. PR/pr-0019821, mit Betreff „Projekt für die bauliche Umgestaltung mit Abbruch und Wiederaufbau von <<Pension-Café-Restaurant Col de Flam>> auf der Bp. 906, 1177, Gp. 721/1 K.G. St.Ulrich: Antwort auf Ihre PEC-Mails vom 03.10.2025“ sowie aller vorangehenden, nachfolgenden, oder sonstwie zusammenhängenden Verwaltungsakte, auch wenn nicht eigens angeführt oder der Rekursstellerin nicht bekannt.

Giustizia amministrativa202500211

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Trentino-Alto Adige - Bolzano, Sez. autonomaSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: dinieghi comunali del 23 luglio 2025 e del 20 ottobre 2025, con cui era stata rifiutata la rinnovata trattazione di una domanda edilizia del 2018 relativa alla ristrutturazione mediante demolizione e ricostruzione dell’ex Pension-Café-Restaurant Col de Flam

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente aveva presentato nel 2018 una domanda edilizia diretta al recupero della preesistente struttura, già respinta dal Comune e poi oggetto di una sentenza favorevole del giudice amministrativo, che aveva imposto una nuova valutazione anche alla luce della disciplina sul recupero della sostanza edilizia. Nel 2020 la commissione edilizia comunale aveva espresso parere favorevole, subordinandolo tuttavia alla dimostrazione della disponibilità di un idoneo accesso carrabile. Dopo un contenzioso civile, definito nel 2025, il Tribunale di Bolzano aveva accertato che la società, quale confinante, aveva il diritto di utilizzare il preesistente sentiero pubblico sia a piedi sia con piccoli veicoli. La società aveva quindi chiesto al Comune di riesaminare la domanda edilizia, sostenendo che tale sentenza, avendo natura dichiarativa, aveva accertato ex tunc una situazione giuridica già esistente al momento della presentazione e della precedente trattazione della domanda. Il Comune aveva rifiutato il riesame, ritenendo la domanda ormai decaduta o respinta ai sensi dell’art. 26 del regolamento edilizio comunale, per il decorso del termine annuale previsto per la produzione della documentazione richiesta, e richiamando anche una precedente pronuncia del giudice amministrativo. La ricorrente ha dedotto, in primo luogo, violazione del giudicato e del principio di effettività della tutela giurisdizionale, nonché difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, difetto di motivazione, violazione delle norme sul procedimento amministrativo e nullità per elusione o violazione del giudicato. In via subordinata ha dedotto che, anche ove non fosse stata applicabile la disciplina invocata sul recupero edilizio, il Comune avrebbe dovuto avviare e istruire il nuovo procedimento edilizio, anziché respingere l’istanza senza alcuna valutazione sostanziale.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. Il giudice ha ritenuto decisiva la natura dichiarativa della sentenza civile del 2025, la quale non aveva costituito un nuovo diritto di passaggio, ma aveva accertato con efficacia ex tunc un diritto già esistente, almeno dal momento in cui la società aveva acquisito la qualità di proprietaria confinante. Ne consegue che tale diritto sussisteva già nel 2018 e nel 2020, quando la domanda edilizia era stata presentata e riesaminata, mentre l’imposizione relativa all’accesso era fondata sull’erroneo presupposto dell’inesistenza di tale diritto. La situazione risultante dalla sentenza civile non poteva pertanto essere qualificata come fatto sopravvenuto o come nuova circostanza dedotta dopo la scadenza del termine annuale, ma costituiva la conferma di una situazione giuridica originaria. Il Comune era quindi tenuto a riesaminare la domanda considerando il diritto di accesso accertato. Restava riservata alla successiva istruttoria comunale la verifica se tale accesso fosse concretamente sufficiente per la destinazione ricettiva dell’immobile. Il precedente giudizio amministrativo del 2024 non impediva il riesame, poiché era stato pronunciato sulla base della situazione allora conosciuta e prima dell’accertamento giudiziale del diritto di passaggio. Il rifiuto comunale è stato quindi annullato per avere ignorato una situazione giuridica definitivamente accertata con efficacia retroattiva e per avere compromesso l’effettività della tutela giurisdizionale. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese processuali, liquidate in euro 3.000, oltre accessori, oneri fiscali e contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 107, commi 12 e 13, L.P. 13/1997

    La domanda edilizia doveva essere valutata anche alla luce della disciplina provinciale sul recupero della sostanza edilizia, secondo quanto già stabilito dalla precedente sentenza amministrativa.

  • art. 26 del regolamento edilizio comunale

    La disposizione prevede che la domanda edilizia si consideri respinta quando non siano presentati entro un anno i documenti richiesti per il rilascio del titolo; il giudice ha escluso che tale previsione impedisse il riesame alla luce dell’accertamento ex tunc del diritto di accesso.

  • art. 2909 c.c.

    L’autorità della cosa giudicata impone di rispettare l’accertamento vincolante contenuto nella sentenza civile, anche quanto alla situazione giuridica preesistente da essa dichiarata.

  • art. 1 c.p.a.

    Il principio di effettività della tutela giurisdizionale impedisce all’amministrazione di neutralizzare gli effetti pratici di una pronuncia giudiziaria vincolante.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    La ricorrente aveva dedotto la nullità per violazione o elusione del giudicato; la decisione accoglie il ricorso sulla base dell’illegittimità del diniego, senza sviluppare una distinta qualificazione conclusiva del vizio come nullità.

  • artt. 1051 ss. c.c.

    Le norme sulle servitù di passaggio costituivano il quadro del contenzioso civile, concluso con l’accertamento del diritto della proprietaria confinante di utilizzare il sentiero pubblico anche con piccoli veicoli.

Massime di principio

  • Una sentenza dichiarativa che accerta l’esistenza di un diritto preesistente produce effetti ex tunc e deve essere considerata dall’amministrazione come chiarificazione della situazione giuridica originaria, non come fatto nuovo o sopravvenuto.
  • Quando una pronuncia giudiziaria accerta retroattivamente un presupposto giuridico rilevante per un procedimento amministrativo, l’amministrazione deve riesaminare la domanda alla luce di tale presupposto, anche se il termine procedimentale ordinario è nel frattempo decorso.
  • L’amministrazione non può respingere una richiesta di riesame richiamando la decadenza o l’archiviazione della domanda quando la circostanza invocata dal privato non costituisce un fatto sopravvenuto, ma l’accertamento giudiziale ex tunc di una situazione già esistente al momento della domanda.
  • Il principio di effettività della tutela giurisdizionale vieta all’amministrazione, che sia stata parte del giudizio, di adottare comportamenti incompatibili con gli effetti pratici dell’accertamento giudiziario vincolante.
  • L’annullamento del diniego di riesame non equivale al riconoscimento definitivo della compatibilità edilizia dell’intervento: spetta all’amministrazione svolgere la successiva istruttoria e verificare se il presupposto accertato sia sufficiente rispetto alla specifica destinazione d’uso.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziInvalidità del provvedimentoEfficacia ed esecuzione del provvedimentoDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiEfficacia ed esecutorietàEffetto conformativo e riedizione del poterePrincipio di legalità e tipicitàDifetto di istruttoria

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