Cassazione Penale, Sentenza n. 11742/2025 del 25/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che aveva confermato le condanne di primo grado. Contestano in particolare: il rigetto della richiesta di definizione del procedimento ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. (concordato e domanda di rinvio per perfezionamento dell'accordo); la qualificazione giuridica dei fatti e la sussistenza dell'elemento soggettivo nei confronti di Gjoka (art. 337 c.p. relativa alla qualificazione degli agenti in borghese); la mancata riqualificazione della condotta in furto in abitazione tentato in base ai principi della sentenza Prevete; l'insussistenza della riparazione integrale del danno e quindi la negazione della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 6 c.p.; vizi nel trattamento sanzionatorio e nel rispetto dei criteri di cui all'art. 133 c.p.; e la mancata decisione sulla richiesta di pena sostitutiva ex artt. 545-bis e 20-bis c.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha in massima parte respinto i ricorsi. Ha ritenuto che il concordato si era perfezionato anteriormente e che la Corte territoriale poteva valutare la congruità della pena, confermando la valutazione di incongruità e la mancata applicazione della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 6 per insufficiente prova della riparazione integrale del danno. Ha stabilito che gli agenti, pur in borghese, si erano qualificati e quindi la doglianza ex art. 337 è infondata. Quanto alla distinzione tra furto tentato e consumato, la Cassazione ha richiamato i principi di Prevete e giurisprudenza successiva e condiviso la valutazione che non vi fosse una sorveglianza continuativa della vettura, per cui il furto è stato correttamente ritenuto consumato. Le doglianze generiche sul trattamento sanzionatorio sono state dichiarate inammissibili o infondate. Tuttavia la Suprema Corte ha ritenuto fondata la censura relativa all'omissione della Corte d'Appello nel decidere sulla richiesta di pena sostitutiva avanzata da Armando Kacorri e, perciò, ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio nei confronti di Kacorri, rinviando per nuovo giudizio sulla sola determinazione della pena ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma. Il ricorso di Gjoka è stato integralmente respinto con condanna alle spese.
Norme richiamate
art. 599-bis cod. proc. pen.
Il giudice può valutare la congruità del patteggiamento anche in sede di appello se l'accordo si era perfezionato; il rigetto è giustificabile quando la pena proposta risulti incongrua.
art. 62, primo comma, n. 6 cod. pen.
La circostanza attenuante per restituzione e riparazione del danno opera solo se la restituzione e la riparazione sono integrali ed effettive; un deposito di denaro non dimostra automaticamente la riparazione integrale.
art. 337 cod. pen.
La qualifica degli agenti come pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio non è esclusa dal fatto che agissero in borghese, se essi si sono qualificati chiaramente (es. alzando la paletta e dichiarandosi).
artt. 56 e 624-bis cod. pen.
Riguardano la responsabilità per reati come il furto e le ipotesi di partecipazione; la corretta qualificazione tra tentativo e consumazione segue i principi giurisprudenziali richiamati.
Sez. U., sentenza "Prevete" (n. 52117 del 17/07/2014)
Principio che distingue tentativo e consumazione del furto in relazione alla vigilanza continua sul bene: se la vigilanza è continuativa e l'intervento avrebbe potuto impedire la consumazione, può configurarsi tentativo; è necessaria una sorveglianza effettivamente continuativa per tale qualificazione.
art. 55 cod. proc. pen.
Impegna le forze dell'ordine a prevenire la commissione di reati; nella giurisprudenza questo obbligo è rilevante quando la polizia decide consapevolmente di monitorare continuativamente l'azione criminale per esigenze investigative, condotta che può trasformare la fattispecie in tentativo se l'intervento non è stato disposto per impedire il reato.
art. 545-bis e art. 20-bis cod. pen.
Prevedono la possibilità di pene sostitutive a certe condizioni (detenzione inferiore a 3 anni, domicilio idoneo, stato di incensuratezza ecc.); la mancata decisione sulla richiesta di pena sostitutiva può comportare annullamento limitato alla determinazione del trattamento sanzionatorio.
art. 133 cod. pen.
Criteri di determinazione della pena; le censure generiche sulla violazione dei criteri normativi sono inammissibili se non specificamente motivate.
Massime di principio
- La richiesta di definizione del procedimento ai sensi dell'art. 599-bis si considera perfezionata se l'accordo è effettivamente formato in udienza precedente; il giudice d'appello può valutare e respingere il patteggiamento per incongruità della pena.
- Per ottenere la circostanza attenuante della restituzione e riparazione del danno ai sensi dell'art. 62 n. 6 è necessario dimostrare una riparazione integrale ed effettiva; versamenti parziali non sono automaticamente idonei.
- La presenza di agenti in borghese non esclude la qualificazione come pubblici ufficiali se gli stessi si sono chiaramente qualificati al momento dell'intervento.
- La distinzione tra furto tentato e consumato si basa sulla continuità della sorveglianza da parte della polizia: soltanto una sorveglianza effettivamente continuativa che avrebbe potuto impedire la consumazione giustifica la qualificazione come tentativo.
- Le impugnazioni che richiedono un nuovo apprezzamento delle prove (rielaborazione del merito probatorio) sono generalmente inammissibili in sede di Cassazione; le censure devono evidenziare vizi di diritto o motivazionali specifici.
- La mancata decisione del giudice su una specifica istanza processuale rilevante (es. pena sostitutiva) può determinare l'annullamento limitato della sentenza sulla sola determinazione del trattamento sanzionatorio e il rinvio per nuovo giudizio su quel punto.
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